Italia
“Sconti” sui tributi a 40 aziende nel mirino della Corte dei conti
Massa, la procura della magistratura contabile chiede al Comune accertamenti sulla “rottamazione” delle cartelle del 2018. In ballo un milione di euro di incassi
MASSA. Finisce nel mirino della Corte dei Conti una specie di “rottamazione” delle cartelle dei tributi locali messa in atto dall’amministrazione comunale. La Procura della magistratura contabile assieme alla Guardia di Finanza ha chiesto accertamenti a palazzo civico su una transazione, effettuata dal Comune di Massa con alcune aziende del territorio relativa al versamento di tasse non pagate. “Tu, azienda morosa paghi subito, ma meno di quanto dovresti versare. In cambio, si chiude ogni contenzioso legale sugli accertamenti”. Questo il senso dell’operazione messa in atto dall’amministrazione (allora guidata dal sindaco Alessandro Volpi). In altre parole: il comune incassa meno ma in tempi certi e senza affrontare ricorsi e lungaggini giuridico-legali.. Ma per la Procura della Corte dei conti l’operazione potrebbe essere stata svantaggiosa per l’ente pubblico. E, di conseguenza, ci potrebbe essere stato un danno erariale. La richiesta di “accertamenti” urgenti da parte della Cortei è arrivata in questi giorni all’Ufficio Tributi del Comune di Massa, sulla scrivania del dirigente competente che, nelle prossime settimane, dovrà consegnare la documentazione richiesta per giustificare l’operazione. Operazione in cui c’è in ballo un milione di euro.
Era stato l’allora consigliere comunale di Fi Stefano Benedetti a inviare un esposto, nell’autunno del 2018, in cui chiedeva di fare luce su quell’accordo transattivo, per oltre 2 milioni di euro di tasse locali, come la Tarsu, non pagate. In pratica un debito accumulato negli anni da alcune ditte private nei confronti del Comune. Non si tratta, va precisato di pratiche illecite, bensì di uno strumento negoziale attraverso cui ogni pubblica amministrazione, al pari dei soggetti privati (persone fisiche e giuridiche), può porre fine o prevenire costose liti in sede giudiziaria, per tutelare l’interesse pubblico e salvaguardare l’arario. A condizione, però, recita il codice “che vengano rispettati i canoni della razionalità, della logica, della convenienza e della correttezza gestionale”. Ed è proprio su questo che la Corte dei conti vuol fare chiarezza.
Benedetti spedì l’incartamento (con le cifre e i nomi delle transazioni) un possibile danno erariale, perché le transazioni di cui era venuto a conoscenza non parevano del tutto “favorevoli” all’ente. Due milioni di euro di tasse locali da pagare, che però, secondo l’esposto, non venivano riscosse da anni e che furono in parte “abbonate” ad aziende che non avrebbero avuto bisogno di “sconti”. Le aziende interessate, ditte di auto, dimarmo e anche di edilizia, risultano circa 40, mentre l’importo translato arriva a circa 1 milione di euro (800mila, senza contare gli interessi maturati in più di un anno). Ora a più di un anno dalla denuncia, all’Ufficio Tributi del Comune è arrivata la “richiesta di accertamenti”. La dirigente del settore dovrà produrre la documentazione richiesta e spiegare tutto l’iter che ha portato a quelle transazioni di soldi pubblici. Le casse del Comune ne hanno realmente beneficiato? E’ stata una operazione effettuata in piena trasparenza? Sono domande a cui il Comune dovrà rispondere. Se le memorie presentate dagli uffici risulteranno esaustive il caso verrà chiuso, viceversa le indagini proseguiranno per individuare eventuali reati ed eventuali responsabili. —
Manuela D’Angelo
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