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Masero, altri guai per le lottizzazioni

Libero Red Dolce
Masero, altri guai per le lottizzazioni

L’ingegnere che firmò i progetti è accusato di avere violato un ordine del tribunale riguardo a un sequestro dei suoi beni

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Licciana nardi. Si dipana un ulteriore filone dal processo per la lottizzazione del Masero, dove secondo la procura di Massa non furono rispettati i parametri e le volumetrie di costruzione. Tra gli imputati della vicenda giudiziaria c’è l’ingegnere Graziano Testa, che ora è finito di fronte al giudice per una vicenda connessa. Uno dei clienti interessati a quella lottizzazione, difeso dall’avvocato Matteo D’Amico, ha chiesto i danni per via di un immobile che non era possibile più né vendere né revocare. Dopo un’azione in sede civile, che accordò un sequestro conservativo sui beni di Testa, partì una denuncia per la vendita da parte dello stesso ingegnere di alcune quote di una società in suo possesso alla moglie, che secondo l’ipotesi accusatoria non sarebbero potuto passare di mano. E così lui e la moglie sono ora a processo, di fronte al giudice Giovanni Tori per inottemperanza a un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Su quella lottizzazione al tempo si era espresso in un primo momento il comune di Licciana Nardi. Ed era stata concessa l’agibilità. Le cose cambiano a distanza di qualche tempo, quando ci si rende conto che c’è qualcosa che non va con i parametri della lottizzazione. Secondo la procura infatti «a fronte di un volume convenzionato di metri cubi 42mila e 782, immobili per un volume pari a mc 43mila e 216, generando standard per una superficie di mq 9mila e 685, avendo a disposizione una superficie da cedere all'amministrazione di soli mq 6mila e 810 sì da fare mancare, tenendo conto dei parametri di convenzione, una superficie di mq 2mila e 792 o di mq 2mila e 874, se si tiene conto del volume effettivamente realizzato, da cedere all'amministrazione comunale, non rinvenibile nell'area di intervento».

Uno dei clienti che avevano acquistato un immobile si rivolge così all’avvocato D’Amico che agisce in sede civile, chiedendo un sequestro conservativo che il tribunale concede per 250mila euro. Un vincolo dunque sui beni dell’ingegnere.

Prima viene attuato un sequestro presso terzi nei conti correnti, ma sugli immobili si scopre l’esistenza di un fondo patrimoniale che li rende non aggredibili attraverso il sequestro. Così vengono sottoposti a sequestro beni di vario tipo nell’abitazione di Testa- quadri, gioielli e altro - ma il valore non raggiunge la cifra stabilita dal tribunale. L’ufficiale giudiziario intima di non disporre dei beni: non si potrà vendere né trasferirne la titolarità.

Secondo l’accusa però cinque o sei giorni dopo il sequestro Testa vende alla moglie le quote di una società. Violando dunque, se fosse provato, il provvedimento. Motivo per cui si ritrova in tribunale i nun secondo processo. Testa è imputato anche per avere contravvenuto all’ingiunzione dell’ufficiale giudiziario di non disporre dei propri beni. Nell’udienza sono stati sentiti la parte offesa e l’ufficiale giudiziario. Il 10 gennaio prossimo saranno ascoltati i testimoni della difesa. —

Libero Red Dolce

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