Il Tirreno

emergenza ambiente e salute 

Anche a Carrara vasti appezzamenti ancora da bonificare

David Chiappuella

Il punto insieme al dottor Alberto Rutili (Associazione Isde) Tra i casi principali, le aree ex Ferroleghe ed ex Rumianca

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CARRARA. “Se Atene piange, Sparta non ride”. Così si potrebbe sintetizzare il senso delle parole con cui il dottor Alberto Rutili, referente provinciale dell’associazione Medici per l’ambiente (Isde), ha voluto chiarire il significato di alcune sue affermazioni di qualche giorno fa. Il medico dell’Isde, tornato a chiedere risposte puntuali sui controlli effettuati nelle aree in cui vige il divieto di usare l’acqua dei pozzi e l’attivazione del registro tumori per approfondire lo studio della correlazione tra inquinamento chimico residuo ed incidenza delle malattie oncologiche sul territorio, ha voluto ribadire che queste esigenze non riguardano solo Massa, ma anche Carrara, poiché entrambi i Comuni si trovano all’interno del Sin apuano, i cui abitanti, al censimento 2011, risultano complessivamente 133.545. In effetti, la contaminazione da cancerogeni quali metalli pesanti e composti organici clorurati è presente sia nella falda della zona industriale di Massa che in quella di Carrara, ma la densità dei superamenti relativi a questi ultimi inquinanti è di gran lunga più elevata nella parte carrarese, in corrispondenza delle aree ex Rumianca, Imerys, Cermec, Omya ed ex Ferroleghe, con valori di concentrazione talora superiori anche di 10 volte al limite stabilito dalla legge. L’area ex Ferroleghe (15 ettari), in particolare, insieme all’ex Rumianca, è l’unico terreno carrarese rimasto nel Sin. Nella sua falda l’Arpat ha rinvenuto una contaminazione dovuta a cromo VI (esavalente), altamente cancerogeno, che si estende anche alle acque esterne al sito. Questo è stato confermato dalle analisi effettuate dalla Sogesid Spa (società del ministero dell’ambiente che dovrà realizzare le bonifiche) nella falda Sin/Sir, che in 4 pozzi esaminati in via Frassina, dove si trova l’ex Ferroleghe, ha rilevato tale veleno (il cui valore limite di emissione nelle acque superficiali deve essere per legge inferiore o uguale a 0,2 milligrammi per litro) nelle seguenti concentrazioni: dal più basso 1,3 milligrammi, agli intermedi 12 milligrammi, fino ai valori massimi di 39 e 42 milligrammi. L’inquinamento proviene dall’ex stabilimento, al cui interno sono rimaste due vasche contenenti fanghi contaminati da cromo, cromo VI ed altri metalli pesanti (lotto 9, cumulo N). La stima dei rifiuti presenti, tra fanghi cromici, materiali di scarto dell’industria lapidea e di demolizioni, è di oltre 100mila tonnellate. Nell’area Sir dell’ex Italiana Coke (35,4 ettari), invece, risulta effettuata e certificata dalla Regione la bonifica dei terreni, ad eccezione dei lotti 1 e 7A. La falda, però, mai risanata, è ancora contaminata. Ci sono poi altre porzioni di territorio carrarese incluse nel Sir che suscitano particolare preoccupazione. Ad esempio la zona residenziale in viale da Verrazzano (15 ettari), oggetto di riempimenti effettuati con scorie contenenti ceneri di pirite (arsenico e piombo) provenienti dalla zona industriale ed anche l’area Petromar (ex Dica), in cui è stato riscontrato un notevole inquinamento da idrocarburi, e di cui parliamo anche a fianco. —

David Chiappuella

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