La manifestazione
Commozione alla giornata del dialetto
Carrara, l'evento alla Casa di riposo
CARRARA. Commozione e nostalgia al Regina Elena, per il pomeriggio speciale vissuto sotto il segno di poesia e dialetto e organizzato grazie a Ugo Ganapini e Comitato Pro Torano che hanno curato la premiazione, con tanto di attestati, per gli ospiti della struttura di accoglienza autori delle poesie presentate fuori concorso al “Sot l’ steda d’ Toran”. Tra i versi di: ‘L merduchin (di Francesco Baccioli), Zad e Zelest (di Alberto Pasquini), ‘L me palchet d’la musica di Anna Maria Triscornia, Bepe ‘l zornalar (di Ernesto Lucchetti) e Un galantom (di Carla Cavalletti), si sono viste scorrere lacrime ed emozioni sui volti degli ospiti, tutti riuniti in sala visitatori, per ascoltare la lettura delle loro poesie, a cui vi si dedicano durante tutto l’anno sotto la guida della professoressa Carla Breschi, per poi partecipare, come succede per ogni edizione e fuori concorso, alla gara tra poesie di Torano. «È stato un bel pomeriggio di ricordi- racconta Stefania Ragionieri, animatrice della casa di riposo- per loro rappresenta un affaccio alla città». «Si è vista l’anima storica di Carrara, e in dialetto è ancora più marcato l’attaccamento con le tradizioni e con la città» le ha fatto eco la consigliere pentastellata Tiziana Guerra, così come per il collega, Cesare Bassani che sottolineano il valore del dialetto e di una Carrara raccontata attraverso gli occhi della memoria. Presente anche il consigliere regionale Giacomo Bugliani: «Bella occasione all’insegna di cultura e solidarietà e un bel modo per aprire le porte della struttura alla città». «Non fare morire Carrara» dice tra gli applausi, una signora seduta in carrozzina, Maria José, al sindaco Francesco de Pasquale. Anche il primo cittadino ha ribadito il valore del dialetto, mentre riecheggiavano ancora nell'aria i versi di una delle poesie: “Da fanta me andev a zocar in P.za d’Armi. Un ziret d’volata tut’ntorn a Pelegrino Rossi, bel, bianc, da i pé grosi, po’ un ziret al palchet d’la musica…ozi a ni è pù nient: do feri serati un po’ mal, con do nastri, a s’arman sol un arcord, dolz com’l zelat d’ la domenica”. — Francesca Vatteroni.
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