Sicurezza
Cave, pini e lavoro Tra certezze e dubbi del movimento neonato
Forte presenza quando c’è eco mediatica, ma pochi partecipano alle riunioni «Siamo tanti ragazzi, d’estate ci siamo visti poco. Ora iniziamo a fare sul serio»
carrara. Una prima manifestazione molto partecipata, una seconda ben più sgonfia e una terza, ieri, con numeri migliori della prima. Il Friday for future apuano è altalenante nei numeri, ma conferma la capacità di rispondere presente al movimento mondiale per l’ambiente che in questi mesi ha conquistato la ribalta. C’è voglia di andare avanti, darsi un’agenda, anche nella consapevolezza che un conto sono i numeri in piazza e un altro è la capacità di sollevare temi e progetti credibili e partecipati.
«Il gruppo è molto eterogeneo - spiega Veronica Casini, ultimo anno del liceo scientifico Marconi - ci sono persone di diverse città ed età. Ci siamo uniti per uno scopo comune». Segnala però un limite. «A organizzare siamo pochi, le riunioni non sono particolarmente partecipate. Ed è un limite. Speriamo di riuscire ad ampliare il nostro gruppo»:
Ma quali sono i temi ambientali declinati nel locale? «Il problema del gruppo è che abbiamo ancora problemi organizzativi, finora siamo riusciti a farlo solo in relazione alle manifestazioni. Cercheremo di fare assemblee con una frequenza maggiore per darci degli obiettivi specifici», spiega Beatrice Gianni, ex studentessa dell’Accademia e un’altra delle animatrici del movimento. Una piccola curiosità: buona parte del gruppo che fa da motore dei Friday apuani è composto da giovani donne.
Ci sono già problemi pratici. Il movimento è stato criticato dagli attivisti che hanno criticato la scelta del Comune di tagliare i pini in viale Colombo e la piantumazione di alcune palme. Il rimprovero è di non avere preso posizione.
«Siamo un movimento composto da ragazzi - spiega Beatrice - durante l’estate è stato difficile vedersi, tra lo studio, chi era fuori o lavorava. Abbiamo preferito non prendere una posizione tanto per, senza parlarne».
Anche sul tema principale delle lotte ambientali apuane, le cave, la posizione non è ancora del tutto a fuoco. «Penso che le montagne possano essere sfruttate non solo come risorsa per il marmo - continua Beatrice - ma col tempo come risorsa per il turismo. La montagna spesso non è avvertita come parte del territorio da chi abita in città. Ci sono grotte carsiche, c’è la possibilità del trekking e delle escursioni».
Zoë Stroobant, che frequenta il terzo anno al Liceo Classico Repetti, commenta: «E’ molto importante per me essere qui oggi. Noi giovani siamo i futuri politici, medici, operai. Il riscaldamento climatico è un problema grave: non basta riciclare come pensano molti miei coetanei, dobbiamo scioperare, far sentire la nostra voce. Quello che la scuola oggi non fa è insegnarci a pensare, a discutere». Lorenzo Ciari, Luca Bupia ed Eugenio Pompili sono compagni di scuola al Liceo Scientifico Marconi e agitano bandiere antifasciste. «Ambiente e politica sono temi inscindibili – spiegano – Pensiamo a Bolsonaro che ha dichiarato che l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità. Sta producendo a quella foresta danni irreversibili. Ognuno deve fare il suo dovere, è vero, ma non basta che il singolo viva in maniera ecosostenbile: devono essere le grosse multinazionali e i governi degli Stati a cambiare sistema produttivo». —
Libero Red Dolce
Irene Rubino
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