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L'epidemiologa dell'Asl: «Va dimostrata correlazione tra inquinamento e tumori»
La dottoressa Paola Vivani sui casi a Massa-Carrara: l’incidenza della malattia non è uguale nell’uomo e nella donna eppure dovrebbe esserlo
MASSA. In questa terra i tumori mietono più vittime rispetto a gran parte del territorio nazionale. Si muore di più e il cancro - spiega lo studio epidemiologico Sentieri - colpisce sempre più spesso tra i giovani. Così chi in questo territorio ci vive, chi lo conosce e ne conosce la storia, traccia un’equivalenza, evidenzia un collegamento tra l’inquinamento ambientale e l’incidenza di tumori. E per questo insiste perché l’amministrazione prema sul pedale dell’acceleratore per realizzare in tempi rapidi- dopo decenni di attesa - le bonifiche. Che all’ombra delle Apuane «in numeri assoluti per tumore si muoia di più» lo evidenzia anche la dottoressa Paola Vivani, responsabile dell’epidemiologia dell’Asl Toscana nord ovest. Il tumore miete più vittime. Soprattutto quello al polmone.
Un’evidenza sui numeri, quindi, c’è eccome. Altra cosa è stabilire - e farlo a fronte di dati e studi epidemiologici - una correlazione diretta tra inquinamento ambientale e incidenza del cancro. Stabilire cioè che la presenza di alcuni inquinanti - documentata anche dalle recenti analisi della falda - sia la prima causa dei tumori. La correlazione diretta, però - spiega la dottoressa - dal punto di vista scientifico ed epidemiologico non è stata tracciata. O non ancora: «L’inquinamento ambientale aerodisperso o idrodisperso (nell’aria o nell’acqua) dovrebbe determinare la stessa incidenza del tumore nell’ uomo e nella donna. Invece quella uguale incidenza non c’è e il tumore polmonare ne è la dimostrazione». Perché nonostante i casi aumentino anche nella popolazione femminile, quel tipo di patologia colpisce soprattutto il maschio. Insomma - per chiarire - se esistesse la correlazione diretta con l’inquinamento ambientale in zona, il tumore, almeno secondo gli epidemiologi, dovrebbe colpire in egual modo uomini e donne.
La responsabile di epidemiologia non nega la possibilità della correlazione, ma spiega che su quella possibilità devono essere fatti studi, studi che si realizzino su un campione significativo di popolazione. E che considerino anche altre variabili tra cui lo stile di vita, l’abitudine al fumo, la tipologia di lavoro: «Il tumore al polmone - la dottoressa rende più chiaro il concetto - colpisce soprattutto gli uomini, ma la curva della mortalità nelle donne sta aumentando, in particolare tra quelle che erano giovani negli anni in cui l’abitudine del fumo si è diffusa tra le ragazze».
C’è poi un’altra variabile che con l’inquinamento ambientale ha a che vedere: quella del lavoro. Su cittadini della nostra zona che fanno o hanno fatto lo stesso mestiere, nelle stesse aziende, e si sono ammalati, di studi ne sono stati fatti. L’esempio più eloquente è quello del mesotelioma legato all’esposizione da amianto: «Un primo studio sull’ambiente di lavoro è stato effettuato alla Coke Apuanua per esposizione ad idrocarburi, poi ci sono le ricerche epidemiologico sui lavoratori a contatto con l’amianto». Ricerche che provano e documentano il collegamento diretto tra esposizione e tumore. «Probabilmente - tira le fila la dottoressa - ci sono aree più a rischio, poi ci sono variabili come le abitudini. Il fumo in primis». E qui - anche questo è documentato - si fuma di più che altrove.
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