La manifestazione
Commercio in centro città la crisi ancora non si ferma
Gli operatori: che fine hanno fatto i progetti di cui si parla da tempo? Nel mirino i prezzi alti degli affitti. Il piano della sosta sarà discusso a fine anno
CARRARA. Da qualche giorno è chiusa la serranda del punto vendita della catena Ciao Ciao, nella centralissima via Roma. Al momento, a quanto riferito dalla direzione, la chiusura definitiva non è stata decisa.
Ancora chiusa "Otto pizza al metro", che dovrebbe riaprire dice il titolare Tommaso Tartaglioni «a fine mese con una nuova gestione pur mantenendo il mio marchio».
Due situazioni in divenire, insieme ad altri cartelli affittasi: la situazione è sotto gli occhi di tutti, negozi che chiudono ad affetto domino, non solo in via Roma ma un po' in tutta la città. La parola ad Andrea Ghinoi, titolare dell'omonimo bar tabacchi: «Il problema - dice - è che se non si cominciano a concretizzare le idee non se ne esce. Da anni si parla di accordi con l'Accademia e di creare laboratori d'arte nei fondi sfitti. Che fine hanno fatto i progetti di cui si è discusso tanto negli ultimi anni? Come gli incentivi comunali per nuove attività, la riduzione delle tasse comunali per i proprietari di fondi che vogliono affittare a prezzi equi. Si è cominciato a pensare che mancano uffici in città? Si è fatto qualcosa per il piano parcheggi e la Ztl?". Molto articolato anche l'intervento di Cristina Bencivinni del bar Crema di via Roma e di sua figlia Aurora Mosti: «Il commercio è una tragedia in tutta la città - dice Cristina - manca la continuità, le attività aprono e chiudono in poco tempo. Non diamo la colpa sempre al Comune. Cosa vogliamo dire dei titolari dei fondi commerciali, che chiedono cifre da capogiro? Per ripopolare la città di negozi i fondi devono avere un prezzo appetibile e i proprietari dovrebbero renderli agibili a loro spese. Da parte sua l'amministrazione deve aiutare il commercio creando eventi. Dobbiamo lavorare tutti assieme, commercianti, comune e proprietari. È dura ma così si può uscire dalla crisi». Aurora chiede se in caso di manifestazioni si possano obbligare i commercianti a restare aperti. Le risponde Gabriele Guadagni, presidente della commissione comunale al commercio: «Si potrebbe, ma dopo la liberalizzazione non c'è più un orario canonico di apertura. Questo genere di ordinanze di solito vengono contestate e di regola la ragione va al commerciante». Sulla crisi dice la sua anche Ilaria Lodovici della storica ottica Bessi in galleria via Roma: «Oggi chi ha un'attività deve rimboccarsi le maniche - dice - è necessario cercare di contenere i prezzi ed essere disponibili ed accoglienti. Mio padre mi ha insegnato che i clienti che entrano, anche se non comprano ti fanno una cortesia. In città i negozi chiudono perché gli affitti sono alle stelle, i prezzi sono rimasti quelli di dieci anni fa. Poi ci sono le soste a pagamento. Perché a Carrara si paga e ad Avenza e Marina no? L'amministrazione deve intervenire». E a proposito di piano della sosta risponde Daniele Raggi della commissione urbanistica: «Entro fine anno il piano tornerà in commissione. Al momento siamo impegnati con il Poc - il piano operativo comunale». Ed ora la parola ad un'altra attività storica, e cioè a Lucia Fiori della gioielleria Fiori di via 7 luglio: «Il commercio è diventato un cane che si morde la coda. Per riaprire nuove attività servono giovani in città e servono gli uffici. Non ce ne sono più. Poi ci sono gli affitti molto alti che scoraggiano nuove aperture. Ora se buttano giù anche il monoblocco non ci resta più niente». —
Alessandra Poggi
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