Bonifiche e inquinanti nella falda apuana, Isde torna a chiedere controlli
Il medico Rutili: il Comune dica quante verifiche ha fatto sui pozzi. Una multa a Carrara. «E sul registro tumori: è indispensabile. Al Lavello i pesci mica muoiono di sonno»
MASSA. I prelievi per la fase B sono stati fatti, ma i dati su quei prelievi ancora non ci sono. Sì perché se quello che sta nella nostra falda lo abbiamo scoperto qualche mese fa - e certo non si è trattato di buone notizie - adesso c’è da capire quali siano le concentrazioni degli inquinanti in fase di morbida, vale a dire a falda più alta, quando - per essere semplici - è maggiore la percentuale di acqua nel terreno.. I dati su quelle concentrazioni dovrebbero arrivare sulle scrivanie di Arpat a fine ottobre. Lo ha confermato ieri mattina, in commissione consigliare ambiente, l’assessora Veronica Ravagli: «Lo scorso 11 settembre - spiega - c’è stato un incontro in Regione con Sogesid (società del ministero dell’ambiente e soggetto attuatore sul fronte delle bonifiche ndr). A fine ottobre, dovrebbe arrivare i risultati delle analisi effettuate in fase di morbida quando l’acqua nella falda è più alta». E quando, è di facile intuizione, la concentrazione degli inquinanti dovrebbe essere - si spera - più bassa, per un naturale effetto diluizione. Ancora un mese, quindi.
Ma se i risultati della seconda fase di analisi sulla falda non ci sono, ci sono eccome le ordinanze del comune di Massa e di Carrara sul divieto di captazione di acqua dalla falda per tutti i pozzi compresi tra il Fiume Frigido e il Lavello. È su quei divieti e sulla loro applicazione che più di una volta ha puntato l’attenzione l’Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente. E lo fa anche oggi: il dottor Alberto Rutili, che l’associazione provinciale la presiede, contattato telefonicamente, ricorda che «l’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua dei pozzi risale a maggio. Abbiamo chiesto, senza risposta, quanti controlli siano stati effettuati. E non soltanto in stabilimenti balneari e campeggi, ma anche nelle abitazione dei privati perché - spiega il medico - molti cittadini l’acqua dei pozzi l’hanno utilizzata per bere».
Che i controlli nei camping ci siano stati l’assessora lo conferma e conferma pure che sono andati a buon fine: nessuno usava acqua vietata. Altra questione, invece, l’utilizzo da parte dei privati: se a Carrara una multa è scattata, a Massa - spiega l’assessore- «è stato riscontrato il timore dei cittadini. Molti ci hanno contattato telefonicamente, hanno chiesto notizie. C’è anche chi non abita nella zona per cui è in vigore l’ordinanza, ma ha comunque scelto di sottoporre l’acqua del suo pozzo ad analisi accurate, a sue spese». Un dato esatto sul numero dei controlli in quel di Massa ancora non ci è stato fornito. E - assicura Rutili - «lo attende anche Isde».
Come attende risposte sul tema registro tumori. Perché - spiega Rutili - «lo studio epidemiologico Sentieri dice con chiarezza che ci sono correlazioni tra specifici inquinanti e alcune tipologie di tumori». E proprio per fotografare quelle correlazioni e comprendere se una relazione diretta tumore-inquinamanto possa essere definita, il registro tumori provinciale diventa una necessità. Un registro in cui si riportino tutte le nuove diagnosi di cancro, con dati dettagliati che riguardino il paziente, incluso dove vive, dove ha vissuto, dove lavora. Insomma, una fotografia che metta in relazione incidenza tumorale e territorio per capire se alcune zone registrino un numero di diagnosi di tumori più elevato. E comprendere se quelle diagnosi siano ricollegabili a fattori di inquinamento ambientale presenti nell’area.
Per scattare quella fotografia - spiega Alberto Rutili - il primo passo è mettere i medici di famiglie e i pediatri in condizioni di raccogliere dati e di seguire i percorsi dei pazienti: «Devono essere forniti strumenti, essenzialmente si tratta di strumenti informatici, per segnalare le patologie. Quella fotografia è indispensabile - ribadisce il medico dell’Isde - soprattutto per alcune zone del nostro territorio, in particolare per l’area limitrofa al Lavello. Se in quella zona si muore più che ad Antona, dovremmo capire il perché. Non penso che i pesci in zona Lavello muoiano di sonno».
Le richieste di Isde sono chiarissime: risposte puntuali sui controlli effettuati nelle aree in cui vige il divieto di captazione di acqua di falda e attivazione dell’iter per la creazione del registro tumori. Registro che - sottolinea Rutili - «è previsto dalla normativa». Per verificare, questo lo scopo, se, dove e in che proporzioni esista una correlazione tra territorio e incidenza tumorale. —
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