Il Tirreno

la protesta  

Tubature dell’acqua in amianto «negato l’accesso alle mappe»

Tubature dell’acqua in amianto «negato l’accesso alle mappe»

Comitati e associazioni  attaccano l’autorità idrica perché - dicono - non permette di conoscere la cartografia  appellandosi alla sicurezza

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MASSA. Sono tredici, tra confederazioni, associazioni e comitati. Sono confluiti in un unico soggetto e la loro priorità è difendere e tutelare l’acqua come risorsa pubblica. Si tratta di associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana, associazione Phoenix Cinematografica, confederazione Cobas Toscana, confederazione Unitaria di Base Toscana, comitato Acqua alla gola, comitato Acqua di tutti, comitato Salute e Ambiente di Massa Carrara, Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, Medicina democratica Firenze, Medicina Democratica Toscana, Movimento Consumatori Nazionale, Movimento Consumatori Toscana e Unione Sindacale di Base Toscana. Questi soggetti, insieme, fanno sapere che non è stato loro consentito l’accesso agli atti per conoscere se - e dove - siano presenti tubature in amianto: «Una consigliera regionale e Alfonso Baldi del comitato Acqua di Tutti - si legge in una nota - si sono visti rifiutare dall’autorità idrica toscana la richiesta di accesso agli atti riguardante le mappe delle tubature in amianto nel territorio gestito da Gaia. Il direttore dell’autorità ha risposto che, in base al regolamento - istituito nel 2014 con un suo decreto e modificato nel 2016 e nel 2017 - per motivi di “sicurezza” non si possono diffondere cartografie da cui si evinca la localizzazione degli impianti. Considerato che per un precedente accesso agli atti, inoltrato da Medicina Democratica, sono state rese pubbliche per Publiacqua le mappe delle tubature in amianto, ciò significa che prima il direttore ignorava le problematiche di sicurezza o che allo stato attuale è completamente schierato dalla parte dei gestori».. E l’attacco all’autorità prosegue: «La localizzazione degli impianti più grandi è conosciuta da tutti...Inoltre la maggior parte degli impianti è priva di un qualsiasi controllo, nonostante i rischi paventati dal direttore Mazzei: se qualcuno decidesse di entrare, lo potrebbe fare indisturbato». E sulle analisi: «Il direttore dell’autorità ha fatto approvare una carta dei servizi in cui si permette ai gestori di rendere pubblica solo una parte delle analisi effettuate, con cadenza semestrale. Sorge il dubbio che siano proprio i risultati peggiori e più compromettenti a restare celati». —



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