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domenica 29 

Approda su “A sua immagine” la favola di Bakary Oularè

Irene Rubino
Approda su “A sua immagine” la favola di Bakary Oularè

Il sarto ivoriano diventato stilista vive a Carrara da 8 mesi, prima era a Massa Il 4 settembre la prima sfilata: «Con 50 euro comprai la macchina da cucire» 

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CARRARA. Il sogno del sarto ivoriano Bakary Oularè approda in Rai. Ieri, lo stilista ospite di Casa Betania è stato intervistato dalla giornalista Maria Antonietta Fiordelisi e dalla sua troupe per un servizio che andrà in onda nella cornice del programma “A sua immagine” il prossimo 29 settembre, la giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Le creazioni originali di Oularè sono state protagoniste di una sfilata organizzata congiuntamente da Migrantes e Casa Betania lo scorso 4 settembre a Marina di Carrara.

«Vivo in questa città da otto mesi – racconta Bakary ai microfoni della Rai in piazza Alberica – prima ho trascorso due anni a Massa. Sono in italia dal 2016».

Oularè è nativo della Costa d’Avorio e ha alle spalle una storia difficile: «I miei genitori erano poveri, mi mandarono a fare l’apprendista sarto. Io all’inizio non avevo voglia di andarci, spesso rimanevo a casa. Quando mio padre apprese dal mio maestro che a volte saltavo le lezioni, me le diede di santa ragione. Lui morì quand’ero molto piccolo. All’inizio non amavo andare a studiare cucito, ma col tempo questo lavoro ha cominciato a piacermi. Oggi so realizzare abiti in stile sia occidentale che africano».

In Costa d’Avorio lavorava per le sfilate di moda; in Italia il sarto ivoriano si è subito dato da fare: «Ero a Massa quando ho messo da parte le piccole somme che ricevevamo per mettere insieme 50 euro e comperare una macchina da cucire usata. Con essa ho cominciato a fare piccole riparazioni e a guadagnare abbastanza da potermene permettere una nuova, più complessa, adatta a confezionare abiti». Così il sogno di Bakary è sbocciato: «Ho iniziato a cucire vestiti; quando a Casa Betania hanno visto cos’ero in grado di fare, mi hanno dato la possibilità di esprimermi, fornito le stoffe, organizzato una sfilata. È stata così bella che avevo voglia di piangere. Adesso sogno un’altra vita».

Lo stilista 36enne, purtroppo, vede ancora della ombre: «Sono arrivato da richiedente asilo e non sono ancora stato accettato qui in Italia».

Bakary viene ripreso dalla troupe nella sua stanza dell’Hotel Dora mentre cuce, prende le misure e prova i suoi abiti coloratissimi indosso alle modelle, ospiti di Casa Betania e italiane.

Sara Vatteroni, che gestisce la Onlus casa Betania insieme al marito Bruno Lazzoni, aggiunge: «Bakary si è impegnato tanto in tutte le attività che organizziamo, inclusi i corsi d’Italiano. Noi ci occupiamo di accoglienza nel senso più completo del termine, quindi facciamo colloqui interdisciplinari: è così che abbiamo individuato il suo grande potenziale. Lui poi ci ha dimostrato la sua abilità nel coniugare colori e modelli». —

Irene Rubino

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