Italia
Illegittima la revoca del Parco all’associazione La Cerbaja
Di fronte al giudice, il primo round va ai concessionari del Parco di Ricortola L’illegittimità legata alla mancanza di comunicazione
MASSA. “Illeggittimo” revocare la concessione per la gestione del parco di Ricortola all'associazione La Cerbaja. Il procedimento non poteva ritenersi avviato in quanto è venuta a “mancare la comunicazione” prevista per legge.
Le tre feste che si sono tenute all'interno dello spazio, quella dei Carc, di Rifondazione Comunista e la Sagra della Cozza, avevano ricevuto “tutte le autorizzazioni” necessarie a svolgere le loro manifestazioni in tranquillità. Il giudice ha quindi condannato il Comune di Massa a pagare le spese sostenute in occasione dell'udienza cautelare che lo ha visto coinvolto nel ricorso presentato dall'associazione La Cerbaja per la revoca di concessione della gestione del parco di Ricortola. Nell’occasione, l’Associazione era assistita dall’avvocato Laura Buffoni. Insomma, in tribunale, il primo round va all’Associazione.
La vicenda inizia il 3 agosto quando una delibera notificata dalla Polizia Municipale viene consegnata nelle mani del presidente dell'associazione, Nino Ianni, direttamente nel parco di Ricortola, sotto gli occhi degli organizzatori della festa della Riscossa Popolare, allora in corso. La richiesta di revoca della gestione del parco l’aveva innescata il presidente del consiglio comunale Stefano Benedetti «a seguito del comportamento illegittimo tenuto dalla “Cerbaja” in merito allo svolgimento di alcune feste ed in particolare quella della Riscossa Popolare». «L'associazione – scrive Benedetti - ha concesso in contrasto con il Regolamento del Verde e la convenzione, l’uso del parco di Ricortola ad alcune associazioni che vi hanno organizzato delle iniziative». Sottolineando inoltre che: «La mancata preventiva ed obbligatoria autorizzazione da parte del Comune di Massa, ha causato un danno alle casse comunali, poiché le tre associazioni hanno omesso di pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico (Cosap)». Da qui, la revoca con la festa in corso che «si sta svolgendo senza nessuna autorizzazione». «Faremo causa per danni morali – dice ora Nino Ianni, forte del primo pronunciamento - e anche per quelli materiali». —
C.P.
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