Il Tirreno

Bertuccelli canta il Maggio e l’Australia lo “studia”

Camilla Palagi
Bertuccelli canta il Maggio e l’Australia lo “studia”

Lo scrittore-artista massese intervistato dall’università di Sydney che sta  conducendo una ricerca di portata mondiale sulla storia dei canti popolari 

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MASSA. Canti del Maggio: parole che celebrano la natura, l'amore, la primavera e tutte le stagioni. Ma se dalle nostre parti sono visti, spesso, come canti popolari di una tradizione ormai passata, all'estero vengono studiati con vivo interesse.

L'Università di Sydney ha finanziato uno studio di portata mondiale per approfondire la storia di questi canti. La professoressa Linda Barwick del Sidney Conservatorium of Music dell’Università di Sydney, è una delle principali studiose di Maggio e nei giorni scorsi, alla biblioteca civica Giampaoli ha intervistato Gian Carlo Bertuccelli, giornalista, artista e anche autore di versetti da cantare in occasione del Calendimaggio. «Il mio ruolo nel Maggio drammatico o con le spade ad Antona – racconta Bertuccelli – è stato di riportarlo in luce dopo circa 30 anni di silenzio. Sono riuscito a riorganizzare una compagnia grazie alle notizie che avevo attinto nel corso degli anni, grazie soprattutto a mio nonno, maggiante tutta la vita, che si era dedicato a questa attività a partire dal primo decennio del ‘900. Una testimonianza che ci perviene anche osservando foto d’epoca che indica una compagnia di donne e di uomini, con il loro costumi colorati, cappelli elmi, pettorali, di cui si servivano gelosamente durante le molteplici uscite sia in paese che in varie località toscane, liguri e dell’Emilia Romagna».

Bertuccelli ha partecipato allo studio che la Barwick sta sviluppando riguardo lo stato attuale del canto popolare e le prospettive future di questa tradizione. «Il Maggio l’ho sentito cantare da quando sono nato – racconta Bertuccelli – a tre anni già facevo i primi assaggi in casa, salendo su una panca vicino al camino, alzando un ramoscello a mò di spada fingendo un combattimento, canticchiando quanto udito in famiglia». Poi la passione per la scrittura che, incontrandosi con la musica diventa, appunto, un Maggio. Bertuccelli ha scritto una quindicina di maggi, da quando nel 1980 ha rimesso in scena la nuova compagnia. Alcuni di questi sono stati rappresentati ad Antona, Resceto, Bergiola, Ortola, Piazza Mercurio e in vari borghi di Lunigiana e Garfagnana, anche nel contesto della rassegna nazionale istituita dalla Provincia di Lucca e vari enti toscani ed emiliani.

«La registrazione e la ricerca è sempre una buona cosa per l’evolversi di tante situazioni e relative materie. Nel campo del Maggio, direi che è una cosa vitale, soprattutto se tali contributi si fanno girare, vedere, ascoltare in vari ambiti compreso quello scolastico. Per volere conservare la tradizione del Maggio, oggi, con tutti i mezzi di comunicazione che battono ovunque questa società, c’è tanto bisogno di giovani, persone che sappiano cosa è stato il maggio di cui molti studiosi anche di primo piano si sono interessati, come Alessandro D’Ancona che ha raccolto, in più volumi la Storia del Teatro Italiano, dove vengono descritte tutte le manifestazioni dotte e popolari del nostro Paese».

I ringraziamenti del giornalista sono rivolti al professor Umberto Bertolini del Museo italiano dell’immaginario folklorico che ha organizzato l’iniziativa. —

Camilla Palagi

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