Il Tirreno

il fratricidio di villa massoni 

Appello per Casonato «Sentenza ingiusta, non voleva uccidere»

Libero Red Dolce
Appello per Casonato «Sentenza ingiusta, non voleva uccidere»

Il legale dell’ex psicologo condannato deposita la richiesta «I testimoni d’accusa si misero d’accordo a posteriori»

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massa. L’avvocato Riccardo Balatri ha presentato in tribunale la richiesta di appello per la condanna in primo grado inflitta a Marco Casonato per l’omicidio del fratello. Il giudice Ermanno De Mattia aveva infatti condannato Casonato a 18 anni. Una decisione annunciata il giorno della sentenza dal legale che aveva commentato: «Le sentenze non si commentano. Ma si appellano».

Il legale ha presentato una corposa ricostruzione dei fatti di quel primo novembre del 2017, con l’intento di mettere in discussione il fatto che Casonato non causò volontariamente la morte del fratello.

Una gran parte del lavoro di Balatri prende di mira l’attendibilità - a suo dire scarsa - dei testimoni oculari dei fatti, vale a dire i lavoratori che Piero aveva assoldato per dei lavori a villa Massoni, della quale Marco Casonato era custode. I testimoni erano Luca Iussi, Pio Iussi, Dorin Dardala e Rambo Halilovic. Per Balatri le testimonianze dei quattro sono tutt’altro che «spontanee, immediate, reiterate e intrinsecamente non contraddittorie».

«È profonda convinzione di queste difesa - scrive Balatri nell’appello - che i testimoni “oculari” (tra virgolette nel testo originale, ndr) si siano accordati per fornire un racconto comune dell’accaduto al fine di proteggere se stessi dalle conseguenze che avrebbero potuto subire qualora fosse emerso che proprio loro avevano dato inizio agli eventi di quel 1 novembre».

Balatri cita in particolare un’intercettazione telefonica di Dardala che riceve una telefonata da una donna che gli chiede se avesse detto ai carabinieri «quello che ha detto Rambo, quello che ha detto Baffo». Dardala confermò. «Questa circostanza conferma che ciascuno dei testimoni era a conoscenza delle versioni fornite ai carabinieri dagli altri», scrive Balatri. Ci sono poi le testimonianze iniziali, dove non si nomina la manovra di retromarcia di Casonato se non in quella di Halilovic. «Riconvocati dieci giorni dopo - argomenta Balatri - guarda caso la circostanza della retromarcia compare magicamente nelle dichiarazioni di tutti».

Anche sulle fasi dell’investimento la difesa sostiene che Casonato abbia manovrato per difendersi dall’aggressione dei quattro- «c’è un decespugliatore piantato nel parabrezza» – non accorgendosi di avere investito il fratello. Sarà la corte d’Appello di Genova ora a valutare il caso. —

Libero Red Dolce

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