Toscana
Clan Cretu, le prostitute negano lo sfruttamento. I soldi? Prestiti
Di fronte al giudice ammettono di prostituirsi ma negano le costrizioni Nel luglio 2017 un uomo fu aggredito da alcuni imputati dopo un diverbio
Difficile che una sfruttata indichi e denunci il suo sfruttatore a cuore leggero. Ancora meno in un’aula di tribunale. E il copione non è cambiato ieri in aula di tribunale, quando ha parlato una delle prostitute legate al “clan Cretu”, un gruppo di rumeni che secondo la procura gestiva un giro di prostituzione sul lungomare di Marina. Quando il presidente della giuria Ermanno De Mattia ha chiesto conto del passaggio di soldi tra lei e Claudiu Toni Cretu, accusato di favoreggiamento della prostituzione, la donna è stata inamovibile: «Mi prestava dei soldi e io glieli restituivo quando potevo. Erano soldi che usavo per cose mie».
La tesi non convince il giudice De Mattia, che ascolta la testimonianza con le giudici Elisabetta Congiusta e Antonella Basilone (a latere). Il magistrato legge delle intercettazioni, dove la donna, dice che darà una somma a Cretu, specificando che sono i soldi del suo lavoro.
E ne tira fuori altre che riportano conversazioni nelle quali altri imputati fanno riferimento a diverse somme che la donna avrebbe dovuto dare a membri di quello che è stato individuato come un vero e proprio clan.
La testimone però non molla di un millimetro, rintuzza, è persino sfrontata nel ribadire alla corte che «dieci volte me lo ha chiesto e dieci volte ho detto la verità. Io sono un carattere così».
E quando De Mattia fa presente la dissonanza tra quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche e quello che lei dichiara in aula, lei comunque non cambia versione e conferma che si trattava di prestiti che restituiva di volta in volta. «Io non davo e non prendevo soldi. I soldi erano tutti miei».
Dopo di lei parlerà un’altra donna, anch’essa una prostituta, difesa dall’avvocato Luca Benedetti. Lei però si appellerà alla facoltà di non rispondere, dato che nel frattempo un sopraggiungo avviso di garanzia delle indagini la vede non più solo testimone ma anche indagata.
Il primo a testimoniare in aula è il brigadiere Pellegrini del nucleo investigativo che ha seguito le indagini. Racconta di una notte di appostamenti cercando alcune auto ricondotte agli indagati.
«Trovammo la signora insieme al marito Claudio Toni Cretu che la accompagnò a una piazzola a Marina. Lei era vestita normalmente prima, poi si cambiò un vestito, più succinto del precedente, tacchi a spillo e andò al lavoro».
L’indagine parte nel 2017 : i militari si accorgono che sul lungomare "il giro" di prostituzione si sta allargando. A conferma arriva un esposto: a firmarlo è l’amministratore di un condominio marinello. Riferisce ai carabinieri che a piano terra dello stabile, in un bilocale in affitto, qualcuno entra ed esce in piena notte. Sempre le stesse ragazze, sempre le stesse persone ad accompagnarle nelle prime ore della sera e a riprenderle sul fare della mattina.
Dopo le indagini della procura, coordinate dalla pm Alessandra Conforti, nei guai finiscono 10 persone anche se la procura è convinta che il giro sia ben più ampio.
Ma non c’è solo la questione della prostituzione. Emerge infatti il ruolo di protezione che il clan avrebbe svolto, senza disdegnare la violenza fisica. Testimonia infatti un uomo di Bergamo che nel luglio del 2017 si trova a Marina di Massa per un addio al celibato, di essere stato aggredito alle spalle dopo un diverbio con una delle ragazze di fronte all’hotel Excelsior. «Io stavo fumando una sigaretta, ero girato di spalle. Non ricordo bene la scena, il trauma mi ha cancellato dei ricordi. Il mio amico è scappato, a quanto mi ha detto, quando ha visto arrivare due auto a bloccare la strada dai due lati. Io non mi sono accorto di nulla e sono stato aggredito da almeno tre o quattro persone. Mi hanno spaccato lo zigomo, mi sono dovuto operare e mi hanno messo tre piastre per ripararlo. Vorrei capire chi è stato a farmi questo». L’uomo però non è riuscito a vedere in faccia i suoi aggressori e tramite le immagini raccolte dalle telecamere è difficile risalire con certezza alla fisionomia delle persone che hanno effettuato l’azione.
La novità del giorno è però una notifica di chiusura delle indagini per un processo parallelo, per fatti collegati, che vede imputate le stesse persone per usura ed estorsione. Tra loro, oltre agli imputati di ieri, ci sono in più alcune delle ragazze che avrebbero dovuto parlare come testimoni. Ci sono delle garanzie per i loro interrogatori: devono essere ascoltate in presenza di un avvocato e possono avvalersi della facoltà di non rispondere. Cosa che hanno fatto. Prossima udienza fissata al 6 novembre. —
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