Il Tirreno

presunte violenze in caserma 

Processo ai carabinieri, ministero responsabile civile

C.S.
Processo ai carabinieri, ministero responsabile civile

Chiamato come datore di lavoro dei militari. Udienza rinviata al 27 settembre I giudici consentono qualche giorno all’avvocatura di Stato per studiare gli atti

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aulla. È la terza udienza nel processo per le presunte violenze nella caserma di Aulla. Udienza che si apre e si chiude nell’arco di pochi minuti, con un rinvio, ma che formalizza la costituzione, come responsabile civile, del Ministero della Difesa. Di fatto, il datore di lavoro dei carabinieri. La costituzione come responsabile civile del ministero era stata chiesta dagli avvocati difensori delle parti civili, considerato che potrebbe assicurare più solide garanzie per un eventuale risarcimento in caso di condanna di qualcuno degli imputati.

E nonostante ieri il collegio (presidente Valentina Prudente, a latere Marta Baldasseroni e Dario Berrino), abbia rigettato la richiesta di legittimo impedimento, ha comunque concesso qualche giorno all’avvocatura di Stato per studiare gli atti del processo. La prossima udienza è stata quindi fissata al 27 settembre. Dopo il rinvio a giudizio di 28 persone lo scorso gennaio (di queste, 27 appartenenti all’Arma), il processo si è aperto il 10 giugno. La pubblico ministero Alessia Iacopini aveva chiesto 31 rinvii a giudizio. Ma di fronte al giudice dell’udienza preliminare due indagati hanno preferito l’abbreviato: assolto un osteopata accusato di porto abusivo d’arma, condannata ad un anno e 4 mesi per corruzione una donna marocchina. Non luogo a procedere (lo aveva chiesto la stessa procura), invece, per il trentunesimo indagato, un carabiniere accusato di tentata falsa testimonianza. Gli altri 28 devono difendersi davanti al giudice. La prima udienza, lo scorso giugno, è stata tecnicissima, incentrata in gran parte su aspetti procedurali e legati alla grande mole di intercettazioni. Tecnica anche l’udienza del 6 luglio con la disposizione di rinnovare le notifiche del decreto di citazioni a giudizio del responsabile civile. Responsabile civile che, difeso dall’avvocatura della Stato, si è costituito l’11 settembre. Prossima udienza, quindi, il 27 quando sfileranno in aula - almeno così è previsto da calendario - i testi della pubblico ministero. Il primo ad essere ascoltato dovrebbe essere uno degli inquirenti che ha svolto le indagini.

La vicenda - per ricostruirne le tappe - risale al 2016 quando, nell’aprile, l’avvocatessa di un cittadino marocchino consegna un esposto alla guardia di finanza. In quell’esposto il suo assistito racconta di essere stato preso a calci e pugni da un carabiniere nella caserma di Aulla. Chi sia quel carabiniere il marocchino non lo sa, ma presto gli inquirenti lo identificano. È, stando all’accusa, il brigadiere capo della caserma di Aulla. L’esposto arriva nelle mani dell’allora procuratore Aldo Giubilaro (poi affiancato dalla sostituta Iacopini) e da lì muove i primi passi una mega inchiesta che, in una prima fase, vede coinvolti oltre 30 uomini dell’Arma in lunigiana. Chi presenta l’esposto, secondo la Procura, ha alzato il coperchio e rivelato un quadro di maltrattamenti, abusi di potere, violenze e minacce. Di qui l’indagine con un’infinità di intercettazioni, quindi la richiesta di rinvio a giudizio per 28 persone e l’apertura del processo lo scorso giugno. —C.S.

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