Lutto
Benedetti al vescovo Santucci: noi facciamo molto, lei dov’era?
massa. A chiedere al vescovo monsignor Giovanni Santucci di dire la sua sulla presenza di una ragazza, nei panni della Madonna, al corteo anti Salvini, è stato Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale. A Benedetti il Vescovo ha risposto riconoscendo piena libertà di espressione, ma ricordando anche che alcune «parole e alcuni gesti in Italia sono reato». Poi il Vescovo ha invitato la politica ad assumersi le sue reponsabilità: «Ed è il Vescovo che deve intervenire altrimenti voi vi compromettete? - domandava monsignor Santucci in una lettera aperta - Lei signor Benedetti cosa dice?».
E Benedetti la sua torna a dirla eccome e lo fa - sottolinea - non solo come politico, ma anche come «fedele cristiano». È come “fedele cristiano” che, infatti, firma la lettera di risposta al vescovo: «Oggi - scrive Benedetti - qualsiasi posizione assunta pubblicamente su questioni religiose non si può liquidare tacciandola come provocazione, ma deve essere o diventare un contributo importante per la causa cristiana. Voglio chiarire che la mia richiesta al vescovo non è stata una provocazione, ma un appello come da figlio al padre e quindi da fedele al massimo rappresentante della Diocesi, affinché lo stesso intervenisse per riportare l’ordine spirituale, chiarendo ai blasfemi i nostri concetti legati al rispetto per gli altri e quindi anche ai simboli religiosi come, più o meno, il vescovo ha fatto pubblicamente con l’ amministrazione in occasione dell’esposizione del quadro nella sala di Palazzo Ducale quando la sua tirata d’ orecchie ci ha fatto sentire in colpa di fronte a tutta la città. L’impegno a far capire agli infedeli e agli atei, come in questo caso, persone che si dichiarano convintamente comunisti, non deve essere occasionale, a tempo determinato, ma richiede uno sforzo costante... non un gioco, ma un impegno concreto per la causa cristiana, perché oggi si dibatte sulla blasfemia, ma domani, magari, dovremo fare i conti con situazioni pesanti».
«Il vescovo - continua Benedetti - scrive che deve essere la politica ad intervenire e mi chiede se abbiamo paura di comprometterci. Mi meraviglio della sua carenza d’ informazione, rispetto a tutte le iniziative dell’amministrazione e per la verità, in alcuni casi, anche dalla precedente». E le elenca: «Appello agli insegnanti ad esporre il crocifisso nella aule, affissione di simboli religiosi all’interno del comune, il crocifisso che dopo 40 è ritornato all’ingresso del palazzo; realizzazione del presepe, per non parlare dei provvedimenti che il nuovo consiglio ha adottato per eliminare il degrado. Mi sembra che la battaglia contro l’indecenza, il nudismo, la presenza delle prostitute e dei transessuali la stiamo combattendo da soli contro tutti...per non parlare dell’impegno profuso sul sociale con iniziative di solidarietà nei confronti dei bisognosi». Poi la conclusione forte: «E lei, vescovo e punto di riferimento mio e di tutti i fedeli, dov’era nel frattempo? Senza nessun rancore - conclude - e nella speranza di una migliore futura collaborazione, cordialmente la abbraccio». —
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