Il Tirreno

OCCUPAZIONE IN PERICOLO 

I lavoratori Sanac scendono in piazza

T. S.
I lavoratori Sanac scendono in piazza

Oggi alle 15 la manifestazione per chiedere un’accelerazione nella trattativa d’acquisto ad opera di Arcelor Mittal

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MASSA. I lavoratori Sanac scendono in piazza per chiedere garanzie sul loro futuro.

Oggi alle 15 piazza Aranci si riempirà di operai dello stabilimento. La richiesta è chiara: velocizzare la trattativa per l’acquisizione di Sanac da parte di Arcelor Mittal. Lo chiedono a gran voce i sindacati, che prima di metà mese saranno ricevuti negli uffici del ministero, a Roma. Sarebbe una svolta clamorosa per gli operai dello stabilimento massese che prima, però, dovranno ingoiare il boccone amaro della cassa integrazione. Potrebbe partire da novembre, ma l’inizio non è ancora ben delineato, così come resta un grande punto interrogativo sulle modalità con cui verrà applicata. Si parla di una cassa integrazione a rotazione sul 70% della forza lavoro degli stabilimenti di Massa, Vado Ligure, Gattinara e Assemini-Grogastu, quelli dell’indotto Ilva. Tradotto, una decurtazione dello stipendio. Un chiarimento in questo senso arriverà nell’incontro di mercoledì prossimo al ministero, a Roma, in cui si parlerà esclusivamente della cassa integrazione. Tutto nell’attesa – e soprattutto nella speranza – che Arcelor Mittal (colosso industriale mondiale, operante nel settore dell’acciaio) decida di chiudere per l’acquisizione di Sanac, attualmente in regime di amministrazione straordinaria. Arcelor Mittal ha prolungato fino al 30 settembre (la scadenza iniziale era fissata per l’inizio dell’estate) la fidejussione per mantenere aperta la trattativa di acquisto di Sanac. Un’operazione che, una volta conclusa, spalancherebbe la porta a un futuro stabile per i lavoratori dell’azienda con sede a Massa.

«La scadenza del 30 settembre è vicina – dice Nicola Del Vecchio (Filctem Cgil) – e deve essere convocato quanto prima un tavolo di confronto al ministero dello Sviluppo economico per parlare dell’acquisizione di Sanac. Scendiamo in piazza per chiedere che la situazione si sblocchi in tempi rapidi». Nell’immediato le prospettive non sono brillanti per i lavoratori Sanac. Un campanello d’allarme era già suonato ad agosto, quando le sigle sindacali erano state avvertite del calo di produzione da parte di Ilva, conseguente a un abbassamento delle commissioni in seguito alla chiusura dell’altoforno 2 da parte della Procura di Taranto. In estrema sintesi, se “l’area a caldo” – dove sono presenti gli impianti destinati alla produzione di coils a caldo – dell’Ilva di Taranto riduce la produzione, cala l’ordine di materiali refrattari, quelli prodotti nello stabilimento di Massa. Da qui alla cassa integrazione per gli operai, il passo è breve. A Roma -nell’incontro la cui data non è ancora stata stabilita - i sindacati e i vertici di Arcelor Mittal faranno il punto sulla trattativa per far passare di mano Sanac. È notizia dei giorni scorsi che Arcelor Mittal con ogni probabilità potrà intervenire sull’altoforno 2, chiuso dalla Procura di Taranto. Un’operazione di bonifica, e quindi la ripartenza dell’altoforno 2, garantirebbe un rialzo della richiesta di materiale refrattario nei confronti di Sanac. –

T. S.

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