La protesta
Visite non pagate e mancate disdette, l’azienda sanitaria invia 67.000 avvisi
Accertamenti dal 2014 al 2016. A breve anche quelli del 2017 e 2018. Previsto un incasso di oltre 1 milione e mezzo
MASSA. Non sono raccomandate, non ancora. Quelli finiti, in questi ultimi mesi, nelle cassette della posta sono avvisi bonari, documenti con cui l’azienda sanitaria informa che non sei in regola con i pagamenti perché sei stato al pronto soccorso, ti sei sottoposto a visite e controlli, ma non hai pagato. O hai pagato meno del dovuto. O magari alla visita neppure ci sei andato perché avevi un impegno, ma ti sei dimenticato di disdire nella 48 ore precedenti l’appuntamento. Quindi che tu la visita l’abbia fatta o meno, sei comunque tenuto a sborsare i soldi del ticket.
L’azienda sanitaria si è messa al lavoro, ha raffrontato l’elenco delle prestazioni erogate tra il 2014 e il 2018 con quello degli avvenuti pagamenti ed ha verificato che di posizioni che non tornano ce ne sono a bizzeffe, oltre 67.000. Ha quindi inviato altrettanti avvisi. E altri ne invierà perché fino ad ora gli uffici dell’Asl hanno fatto il punto sugli anni 2014, 2015 e 2016. Ma proprio in questi giorni stanno passando al setaccio pure il 2017 e 2018.
Chi non ha pagato prima del 2014 può dormire sonni tranquilli: il mancato pagamento si prescrive - come prevede la normativa in materia fiscale - in 5 anni. Dunque il recupero crediti si ferma al 2014 e non può estendersi agli anni precedenti. Ben 67.000 avvisi bonari, dunque, spediti in tutta la provincia e non soltanto. Perché tra chi si vede richiedere ticket non pagati ci sono anche pazienti che arrivano da fuori, in gran parte dalle vicine Asl liguri. Con l’avviso l’azienda ti informa, indica quanto devi pagare e ti invita a regolarizzare la tua posizione. Non ci sono more o interessi, ma 5 euro per le spese postali. Nel caso il pagamento non scatti, allora verrà inviata un raccomandata e i soldi dovuti ad Asl diverranno credito pubblico. Tradotto: scatta la procedura con l’agenzia delle entrate e l’iscrizione a ruolo.
Di quei 67.000 avvisi, quasi 39.000 sono stati spediti a chi - da quanto risulta nei data base Asl - non ha pagato il ticket in pronto soccorso, ticket dovuto per i codici “minori”, (quelli non ricollegabili a patologie gravi o acute). Sono, invece, 17.625 gli avvisi per mancate disdette: sì perché chi prenota una visita, può avvisare l’azienda e non presentarsi. Ma lo deve fare almeno 48 ore prima dell’appuntamento. Se la disdetta non c’è o arriva in ritardo, il ticket deve essere versato. Come se il paziente sul lettino del dottore si fosse sdraiato. Poi ci sono pure quelli che visita o esame se lo sono fatto, ma senza metter mano al portafoglio. Circa 10.500 persone a cui adesso l’Asl ha presentato il conto.
Senza dimenticare che alla stesso paziente potrebbero arrivare più avvisi nel caso a suo nome risultasse più di un mancato pagamento o nel caso in cui si fosse rivolto più volte, per cose non gravi, al pronto soccorso, ma senza aver mai fatto tappa al Cup per pagare.
Una miriade di avvisi, quindi, e soldi che l’azienda sanitaria conta di riportare in cassa. E non si tratta di bruscolini: se tutti i 67.000 pazienti a cui si chiede di mettersi in regola lo facessero, nel portafoglio dell’azienda entrerebbe oltre 1,5 milioni di euro. Parte dell’importo è già stato incassato perché i primi avvisi sono arrivati nei mesi scorsi e molti hanno pagato. L’importo esatto non è ancora disponibile perché ancora non sono state ultimate le operazioni di contabilizzazione. Soldi, comunque, che saranno a disposizione della sanità apuana. —
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