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Gli sguardi e l’arte di Andrea Martinelli incantano il pubblico
carrara. È stata inaugurata, con grande partecipazione di pubblico, a Palazzo Cucchiari, sede della Fondazione Giorgio Conti , la personale dell’artista toscano Andrea Martinelli “Storie di uomini e ombre. Opere 1999-2019” curata da Massimo Bertozzi e Antonio Natali. Andrea Martinelliè uno dei pittori e disegnatori italiani più affermati che si è distinto per la sua originale ricerca, ricca di riflessioni e spunti critici sul tema delle ombre, del volto e della figura umana. La grande mostra antologica ripercorre gli ultimi vent’anni della sua carriera ed è allestita nei due piani nobili di Palazzo Cucchiari. «Uno sguardo è un segno del tutto particolare - scrive Massimo Bertozzi, uno dei curatori della mostra - fa riferimento a qualcosa che va al di là delle apparenze: è un punto di contatto, un passaggio tra il mondo concreto, fisicamente visibile, e quello dei ricordi, delle esperienze e delle immagini, delle fantasticherie e dei miti.Cogliere uno sguardo perciò, non è, come comunemente si dice, afferrare qualcosa di fugace, rapido e irripetibile: guardare dietro uno sguardo vuol dire in realtà vederci dentro, decifrare un vissuto, che è un impasto di corpo e mente, un intreccio di sensazioni, di sentimenti e di ricordi; in uno sguardo possiamo cogliere così solo esperienze condivise, che si manifestano proprio come un segno, come qualcosa che si ripete».
«A nessuno accade semplicemente di vedere, ma noi tutti per vedere attiviamo il pensiero e rovistiamo nella memoria, così che di volta in volta decidiamo cosa vedere e come vederlo - continua Bertozzi - Per questo uno sguardo si legge con tanta difficoltà, e per questo anche i cultori di fisiognomica, questa falsa scienza, così gravida di pericolose implicazioni culturali e sociali, si sono sempre arrovellati intorno alle forme e ai particolari delle facce, mentre sugli sguardi hanno trovato assai poco da argomentare». «Perfino, Charles Le Brun, primo pittore alla corte di Luigi XIV, che cercava nella fisiognomica gli stilemi con cui esprimere le passioni umane, sosteneva che, sebbene molti pensassero di preferenza agli occhi, la parte di tutto il viso in cui le passioni si fanno conoscere meglio, sarebbe piuttosto il sopracciglio. Del resto anche il più civile e egualitario “ordine delle somiglianze” sembra risiedere sull’analisi di singoli particolari fisici, mettendo in secondo piano le connotazioni acquisite, come i modi di fare, di dire o di pensare, e quando si gioca al “gioco delle somiglianze”, di un bambino ci si chiede in effetti “da chi ha preso?”, e si intende: il naso, il mento, la bocca e così via, e quando ci si riferisce agli occhi, si pensa non alla forma o allo sguardo, ma sempre ed esclusivamente al colore, “che tanto poi cambia, col crescere” - conclude - anche il volto è un deposito di memoria». —
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