Gioco
“Cresta” sui loculi: condanne pesanti. Ammanchi per oltre 400mila euro
L’ex addetto ai servizi cimiteriali di Apuafarma dovrà risarcire 403mila euro. L’ex direttore generale 250mila
MASSA. Arriva una doppia, pesante condanna della Corte dei Conti nei confronti di Giovanni Biagioni e Francesco Buffoni, rispettivamente ex addetto ai servizi cimiteriali ed ex direttore generale di Apuafarma per la vicenda degli ammanchi nelle casse della società dovuti alla mancata emissione degli scontrini ai clienti. Biagioni è stato condannato all’importo di 403mila euro per la colpa principale dolosa, mentre per Buffoni la responsabilità sussidiaria è stata stimata in 250mila euro.
La vicenda fu segnalata per la prima volta sulle pagine de Il Tirreno - come riconosce anche la sentenza della Corte dei Conti – nel febbraio del 2015. La guardia di finanza in una relazione del novembre 2015 accertava l’anomalia in una relazione sui conti di Apuafarma, società a totale partecipazione pubblica. Qualche mese dopo, a maggio, era il nuovo amministrato unico Fabrizio Volpi, a segnalare ai militari delle fiamme gialle che la società era in condizioni assai critiche, perché negli ultimi tre anni si erano registrate pesanti perdite di esercizio.
Le analisi dei vari servizi fatti dalla finanza evidenziavano che tra i dati riportati nel database e il corrispettivo incassato c’era un ammanco di cassa, subito dall’azienda, di 407mila euro nel periodo 2008-2015.
Gli ammanchi sono fatti risalire al maggio 2008, dopo l’installazione di un registratore di cassa, quando si registra la mancata emissione degli scontrini fiscali da parte di chi opera. Così chi indaga ricostruisce come sia stata possibile la sparizione di una cifra del genere: «il cliente – scrive chi indaga - presentava la nota di richiesta dei servizi e la riceveva indietro con l’apposizione della quietanza del pagamento da parte del cassiere che la sottoscriveva, mentre alla “ricevuta“ non veniva allegato alcuno scontrino, sebbene il cliente avesse pagato regolarmente il servizio richiesto».
Sicché alla fine della giornata l’addetto all’ufficio di polizia mortuaria emetteva un numero di scontrini non corrispondente alla quantità di pratiche effettivamente evase, ma sempre in numero inferiore. E a Biagioni, la procura contabile, addebita la gran parte di queste irregolarità, quantificandole in un danno patrimoniale diretto di 353mila euro totali. E nella sentenza l’ex addetto ai servizi cimiteriali viene condannato anche a ulteriori 50mila euro per il danno all’immagine.
Scrive infatti la Corte dei Conti nella sentenza: «Quanto acquisito dal giudizio penale appare idoneo a comprovare la responsabilità dolosa della condotta del Biagioni che nel periodo 2008 – 2015 si è appropriato di somme di denaro pari a 355mila euro ed è responsabile anche di 50mila euro a titolo di danno all’ immagine». Per i giudici infatti c’è stata una lesione del decoro e del prestigio della pubblica amministrazione, con una «perdita di credibilità ed affidabilità presso i cittadini, che pregiudica valori primari di rilievo costituzionale, quali la legalità dell’azione amministrativa ed il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione».
Buffoni è difeso dall’avvocato Claudio Lalli, mentre Giovanni Biagioni, anche se convocato in giudizio, viene condannato in contumacia perché non si è costituito in giudizio.
L’avvocato Lalli aveva richiesto la nullità dell’atto di citazione e l’assoluzione di Buffoni da ogni addebito. La Corte dei Conti però argomenta che «Buffoni, per oltre 16 anni aveva il dovere di verificare la corretta gestione contabile dell’organizzazione in cui era inserito, ha manifestato una trascuratezza dei propri doveri istituzionali, che si sono sostanziate in condotte negligenti, imperite, imprudenti, superficiali o noncuranti in relazione all’applicazione di discipline normative».
Così commenta la sentenza il sindaco Francesco De Pasquale: «Prendo atto della sentenza che mette un punto finale a una vicenda che indubbiamente ha creato scalpore in città. Chiaro che trattandosi di un’azienda pubblica siamo contenti che venga fatta piena luce sulla vicenda, che si è verificata perché la gestione della società aveva delle falle al suo interno che hanno permesso questa situazione. Oggi abbiamo una gestione della società che indubbiamente è molto più puntuale e precisa, una gestione che indubbiamente impedirà il ripetersi di questi eventi che non avrebbero mai dovuto verificarsi e che purtroppo sono si sono verificati».
Se dunque Biagioni è quello che si è appropriato materialmente del denaro, la mancata vigilanza di Buffoni non può non essergli imputata. Andrà avanti invece, di fronte al collegio presieduto dal giudice Augusto Lama, il processo penale che vede due ex dipendenti, Sabrina Mariani e Giovanni Biagioni come imputati.
Biagioni ha patteggiato la pena, mentre Mariani sta affrontando il processo in aula che nell’ultima udienza del giugno scorso ha visto testimoniare in aula proprio l’amministratore Volpi. L’accusa è rappresentata dalla sostituto procuratore Alessia Iacopini. —
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