Il Tirreno

l’intervista 

Mogol si racconta «Ai più giovani insegno a faticare come Battisti»

I.R.
Mogol si racconta «Ai più giovani insegno a faticare come Battisti»

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carrara. Per Giulio “Mogol” Rapetti la ricetta per fare musica è semplice: «Una buona didattica, dei bravi insegnanti certo servono; ma poi ci vogliono la passione, il diligente esercizio e lo studio dei grandi, le due attività a cui Lucio Battisti ha consacrato la sua vita.»

La XIV edizione del festival Con_Vivere dedicata alla formazione ha chiuso in bellezza con la serata di Domenica 8 agosto: un’intervista a Mogol condotta da Marinella Venegoni, giornalista de “La Stampa”, in corso Carlo Rosselli. Ad ascoltare il grande maestro della canzone italiana, nonostante le gocce di pioggia, ci sono oltre 300 persone pronte a cantare in coro tutti i successi dell’inossidabile duo Battisti-Mogol. Prima ancora che il maestro prenda la parola, dalle prime file s’alza un grido: «Sono emozioni quelle che ci regali».

Mogol racconta la genesi di alcuni dei suoi pezzi più celebri: «“Anche per te” l’ho scritta perché mi è venuto in mente che noi vorremmo fare del bene a tutti, ma ci è impossibile. Convivono in noi la frustrazione e il desiderio. Così ho scelto di parlare di queste tre donne: un’anziana che non fa altro che andare in chiesa, una prostituta innamorata e una ragazza-madre».

E ancora: «Una volta ero in macchina con Lucio, andavamo da Milano a Como. Lui non guidava e mi suonò alla chitarra un pezzo che sarebbe diventato “E penso a te”».

Il legame con Battisti è centrale nella vita dell’autore: «Era un polistrumentista e studiava 6-7 ore al giorno. Studiava i grandi, imparava a memoria le partiture di tutti gli strumenti. Fu forse per questo che riuscì a coniugare la melodia napoletana e la lirica anglosassone e creò qualcosa di nuovo e unico. Il il management americano dei Beatles gli propose un contratto che lui rifiutò. Credo sia stato il più grande errore della sua vita»

Il “metodo Battisti” Mogol lo ripropone ai ragazzi del Cet, la scuola da lui fondata ad Avigliano Umbro: «Mi sono accorto che stavamo vivendo una recessione nella cultura popolare. Così nel 1992 ho fondato il Cet, per restituire agli italiani ciò che loro mi avevano dato. Ci ho perso quasi tutti i guadagni di una vita. A maggio su Rai1 vedrete un festival che raccoglierà le migliori canzoni dei 2 mila 800 studenti che sono diventati professionisti»

Nella chiacchierata c’è spazio anche per un ricordo di Carrara: «Quando io e Battisti andammo da Milano a Roma a cavallo, nel 1970, facemmo tappa a Carrara dove guardammo Italia-Germania». —I.R.

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