La manifestazione
«Vasche con cromo esavalente all’ex Ferroleghe»
La responsabile di Arpat Gigliola Ciacchini rilancia l’allarme sul mancato completamento della bonifica per 7,6 milioni di euro
CARRARA. «All’interno dell’area ex Ferroleghe sono rimaste vasche contenenti fanghi cromici. La contaminazione da cromo, oltre che nella falda del sito, è stata riscontrata nelle acque esterne all’ex stabilimento». A rilanciare l’allarme su questa sorgente di inquinamento ancora attiva è la responsabile provinciale Arpat Gigliola Ciacchini, intervenuta alla tavola rotonda “La salute della comunità”, in apertura della terza edizione di “F come Scienza”, festival al parco Rinchiostra.
Il cromo di cui parla la Ciacchini è il tragicamente noto cromo VI (esavalente), altamente cancerogeno. La stessa sostanza che aveva avvelenato le acque della cittadina californiana di Hinkley, resa celebre dal film “Erin Brockovich” (2000), con Julia Roberts. A Carrara la presenza del cromo VI è stata confermata dalle ultime analisi effettuate dalla Sogesid nella falda Sin/Sir, che in 4 pozzi esaminati in via Frassina, dove si trova l’ex Ferroleghe, ha rilevato questo veleno (il cui valore limite di emissione nelle acque superficiali deve essere per legge inferiore o uguale a 0,2 milligrammi per litro) nelle seguenti concentrazioni: dal più basso 1,3 milligrammi, agli intermedi 12 milligrammi, fino ai valori massimi di 39 e 42 milligrammi. L’inquinamento proviene dall’area dell’ex stabilimento (circa 15 ettari), che dal dopoguerra al 1971 ha prodotto carburo di calcio e sintesi di calciocianamide per contro della Montedison. Dopo il 1974 è gradualmente passato a produrre unicamente ferro-cromo.
Secondo il report redatto da Arpat il 17 febbraio 2017, scorie arricchite in cromo e cromo VI venivano stoccate in aree delimitate dello stabilimento, per essere riprocessate nei suoi forni; specifici bacini di decantazione (“lagunaggio”) ricevevano le acque industriali provenienti dal ciclo di abbattimento fumi dei forni, con la produzione di fanghi contaminati da cromati. La barriera idraulica, installata dal 2006, non sembra aver sortito effetti positivi, poiché Arpat ha rilevato nella falda la presenza di cromo esavalente oltre i limiti anche a valle del sito. All’interno dell’ex stabilimento ci sono ancora due bacini di lagunaggio contenenti cromo, cromo VI e altri metalli pesanti (lotto 9, cumulo N). Si stima che fra fanghi, scarti dell’industria lapidea, scarti di demolizioni vi siano oltre 100mila tonnellate di rifiuti.
L’intervento di risanamento ambientale della proprietà, presentato nel 2013, non prevedeva la bonifica, ma solo una temporanea rimozione dei fanghi, da stoccare poi in una sarcofago di cemento. Ma con il perfezionamento dell’accordo, firmato nel 2018 da ministero dell’Ambiente, Regione e comuni di Carrara e Massa, è stato previsto lo stanziamento di 7,6 milioni per la bonifica completa dell’ex Ferroleghe, con rimozione e smaltimento dei fanghi; trasformazione del 75% dei materiali accumulati in materiale riutilizzabile in sito e smaltimento del resto. A quando l’inizio di queste operazioni? —
D.C.
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