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Massimo Ammaniti e le barriere scomparse tra genitori e figli

Irene Rubino
Massimo Ammaniti e le barriere scomparse tra genitori e figli

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carrara. Quanto è difficile fare i genitori? Come sono cambiate le famiglie, negli ultimi anni? A questo e altri quesiti ha cercato di rispondere Massimo Ammaniti, psicoanalista, professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, ospite di Con-vivere sabato alla chiesa del Suffragio.

Lo psicanalista, padre del romanziere Niccolò Ammaniti, è stato protagonista di un dialogo col Paolo Conti, con lui autore de “Il mestiere più difficile del mondo. Come si «diventa» genitori”, edito da Solferino. “Il titolo l’ha scelto mio figlio – ha spiegato Ammaniti – ma ha a che fare con Freud, che in uno dei suoi saggi annovera tra i mestieri «impossibili» il sacerdote, il governante e, appunto, il genitore. Sempre Freud, nella sua «Introduzione al narcisismo», osservano come i figli divengano fatalmente una sorta di protesi dell’ego dei genitori, destinati a raggiungere i loro obiettivi mancati. Si rischia così che le generazioni assomiglino l’una all’altra. Quando scoprii che Nicolò stava scrivendo il suo primo romanzo anziché la tesi in biologia molecolare, disciplina che gli avevo suggerito io di studiare, rimasi deluso. Poi lo lessi e dovetti ammettere che aveva talento».

La famiglia italiana negli ultimi decenni è mutata: oggi il 48% delle famiglie che hanno figli ne hanno uno solo; il 42% ne ha due; poco meno del 10% na ha tre. «Un tempo il sottosistema dei figli e quello dei genitori coesistevano separatamente – ha osservato Ammaniti – vi era una distanza che aveva aspetti positivi: lo scambio tra fratelli una grande palestra, che insegnava a riconoscere il punto di vista degli altri. Oggi figli e genitori condividono tutto, il che ha dei risvolti positivi in termini di vicinanza, ma al contempo annulla le barriere tra le generazioni. I genitori di un unico figlio sovente investono tutto su di lui, gli impediscono di affrontare gli ostacoli autonomamente. Inoltre, quando i figli raggiungono l’adolescenza sovente i genitori hanno già 50 anni un momento critico nella vita delle persone, quello in cui esse cominciano a fare i primi bilanci e accusano i primi segni d’invecchiamento e li rifiutano, vittime del giovanilismo della nostra epoca. S’intrecciano così due crisi parallele». Quello che conta è trovare una misura tra la durezza di una volta e l’indulgenza di oggi: «Un tempo il genitore era autoritario. Oggi rischia di essere un confidente. Si tratta di superare l’antica ottica dell’imposizione e passare alla mediazione». —

Irene Rubino

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