Lutto
Città “MassaCrata” dall’inquinamento «Ma c’è chi annaffia con l’acqua di falda»
Il reportage fotografico di Andrea Pepe a “F come Scienza” riapre il dibattito sui rischi per la salute nella zona “Sin”
MASSA. «Esistono frazioni della città in cui, ormai da anni, è noto il persistere di una pesante contaminazione, riconducibile ai veleni rilasciati nell’ambiente dalle industrie attive all’epoca del polo chimico. Sempre in queste zone vivono cittadini che, si dice, abbiano avuto almeno “un morto in famiglia”, provocato dall’inquinamento chimico residuo. Quando si tratta di parlarne pubblicamente, però, quasi nessuno è disposto a farsi avanti e metterci la faccia». Così Andrea Pepe, fotografo e documentarista massese con studio a Pietrasanta, ha introdotto il suo reportage “MassaCrata”, presentato alla terza edizione di “F come Scienza”, festival organizzato dall’associazione culturale “murAperte” al parco della Rinchiostra.
Pepe, 42 anni, ha già firmato altri importanti reportage di inchiesta in giro per il mondo, fotografando la crisi dei migranti ai confini con l’est Europa e le madri di Plaza de Mayo a Buenos Aires. Lo scorso anno, poi, il fotografo massese si è recato in Guatemala, per realizzare un reportage sull’inquinamento derivante dalle coltivazioni intensive di canna da zucchero ed olio di palma. Adesso la lente del suo obiettivo avrebbe dovuto documentare la situazione in cui vivono le persone che vivono vicino alle zone ancora contaminate del Sin/Sir apuano che si trovano a lottare contro malattie oncologiche spesso riconducibili a questo inquinamento.
«Quasi tutti coloro con cui ho parlato, però, -racconta il giovane fotografo- poi non mi hanno più ricontattato. Penso che il motivo sia da cercare nella naturale reticenza che tutti dimostrano nel parlare di queste malattie. Lo stesso uso del termine “tumore” viene evitato. Si preferisce utilizzare piuttosto espressioni come “brutto male” e “malattia aggressiva”, ma non quella parola, perché essa, solo a pronunciarla, evoca terrore e sconforto». Il lavoro di Pepe, tuttavia, è proseguito e l’artista ha così potuto esporre in anteprima alla Rinchiostra quattro fotografie che mostrano scene di vita quotidiana nei nuclei abitati antistanti l’area ex Farmoplant e vicino ad altre zone ancora inquinate del territorio. Nelle immagini si riconoscono una serra annaffiata con acqua di pozzo, un allevamento di api, panni del bucato stesi ad asciugare davanti ad un muro bianco bruciato dal sole ed una veduta della vecchia cementeria.
«Nonostante i potenziali pericoli per la loro salute -ha osservato Pepe- la vita di queste persone sembra proseguire normalmente, in una sorta di fatalismo e sottovalutazione del rischio. Quando ho fatto notare a qualcuno che la sua serra si trovava distante appena pochi metri dai pozzi del Sin/Sir, ancora contaminati da 50 anni di industria chimica selvaggia, mi sono sentito rispondere che l’acqua utilizzata per coltivare questi ortaggi era sicuramente pulita e non conteneva alcun inquinante». Un’inchiesta, dunque, quella realizzata da Pepe, che intende osservare i comportamenti di chi vive nelle aree ancora da bonificare sotto il profilo sociologico e psicologico, per studiarne i meccanismi mentali di rimozione della paura. «Il mio lavoro -ha spiegato- non è stato facile, ma andrò avanti, perché a questo punto è interessante capire meglio a livello sociologico il modo in cui le persone affrontano il problema, come percepiscono la parola inquinamento e raccontarlo con le foto, lasciando parlare direttamente le immagini».
In Italia esistono attualmente 45 Sin, che interessano ben 309 comuni, per un totale di circa 6 milioni di abitanti. Nel Sin apuano, comprendente i due comuni di Carrara e Massa, gli abitanti, al censimento 2011, risultano 133.545. —
David Chiappuella
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