Toscana
Pulizia sotto il ponte Trieste Il Comune: la facciano i privati
Nuova ordinanza, critiche da “Massa Città in Comune”: non si può chiedere ai cittadini di intervenire quando il municipio non si prende cura del fiume
MASSA. «Il Comune, a distanza di un anno riprova a imporre la pulizia sotto il ponte Trieste dopo le fallimentari ordinanze, a seguito del crollo del Morandi, sbandierate ai quattro venti dall’assessore Marco Guidi e dal dirigente Fernando Della Pina». È la critica del collettivo Massa Città in Comune sulla questione della sicurezza del ponte. Secondo il collettivo, «negli ultimi 12 mesi solo un sito industriale sotto il ponte di Castagnola ha tagliato le piante, nessun altro sembrerebbe aver eseguito gli interventi richiesti dalle ordinanze del Comune che imponeva ai privati di eseguire lavori di sicurezza sulle loro pertinenze. Il 4 settembre scorso, una nuova ordinanza del Comune torna a occuparsi della vegetazione sotto il ponte Trieste, inserendo per la prima volta il ruolo attivo del Consorzio di Bonifica Toscana Nord. «Era quanto da noi chiesto a gran voce. Ci fa piacere essere diventati la guida politica e amministrativa di questa città», commentano quelli di Città in Comune. Per il collettivo, però, imporre alla Polizia Municipale la vigilanza sul rispetto della ordinanza richiama alla necessità di affrontare il problema della mancanza di un comandante a tempo pieno per la Polizia Municipale: «I vigili urbani hanno bisogno di forze fresche, un dirigente magari proveniente dal corpo stesso e assunzioni di uomini e donne sotto i 30 anni con tanta voglia di lavorare. Non basta inventarsi la nuova sede della Polizia Municipale in centro o un regolamento sul decoro quando non si è in grado di salire sul Ponte Trieste e vedere che nessuno sotto ha pulito. E non si può chiedere ai massesi di pulire quando è il Comune il primo soggetto a non prendersi cura del suo fiume in centro città, basta vedere i terreni di proprietà del Comune sotto via dei Margini. Sono anni che i cittadini segnalano le penose e pericolose condizioni del Frigido in centro, che mettono in evidenza come in Via Galvani si continui a scaricare marmettola nella gora, che sono negati gli accessi demaniali al fiume da parte dei privati, che si sia costruito abusivamente su aree demaniali, che ci sono discariche abbandonate, che si preleva illegalmente acqua dal fiume per le attività industriali, che si scarica nel Frigido la fognatura nera». —
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