Il Tirreno

occupazione in pericolo 

Presidio ai cancelli di Sanac i lavoratori chiedono garanzie

Tommaso Silvi
Presidio ai cancelli di Sanac i lavoratori chiedono garanzie

I sindacati continuano a spingere per l’acquisizione da parte di Arcelor Mittal C’è grande attesa per la convocazione al ministero prevista per metà mese

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MASSA. Velocizzare la trattativa per l’acquisizione di Sanac da parte di Arcelor Mittal. Lo chiedono a gran voce i sindacati, che prima di metà mese saranno ricevuti negli uffici del ministero, a Roma.

Sarebbe una svolta clamorosa per gli operai dello stabilimento massese - da tempo alla ricerca di risposte chiare sul loro futuro - che prima, però, dovranno ingoiare il boccone amaro della cassa integrazione. Potrebbe partire da novembre, ma l’inizio non è ancora ben delineato, così come resta un grande punto interrogativo sulle modalità con cui verrà applicata. Si parla di una cassa integrazione a rotazione, sul 70% della forza lavoro degli stabilimenti di Massa, Vado Ligure, Gattinara e Assemini-Grogastu, quelli dell’indotto Ilva. Tradotto, una decurtazione dello stipendio. Tutto nell’attesa - e soprattutto nella speranza - che Arcelor Mittal (colosso industriale mondiale, operante nel settore dell’acciaio) decida di chiudere per l’acquisizione di Sanac, attualmente in regime di amministrazione straordinaria. Arcelor Mittal ha prolungato fino al 30 settembre (la scadenza iniziale era fissata per l’inizio dell’estate) la fidejussione per mantenere aperta la trattativa di acquisto di Sanac.

Un’operazione che, una volta conclusa, spalancherebbe la porta a un futuro stabile per i lavoratori dell’azienda con sede a Massa. Nell’immediato, però, le prospettive sono molto meno brillanti. Un campanello d’allarme era già suonato ad agosto, quando le sigle sindacali erano state avvertite del calo di produzione da parte di Ilva, conseguente a un abbassamento delle commissioni in seguito alla chiusura dell’altoforno 2 da parte della Procura di Taranto.

In estrema sintesi, se "l’area a caldo" - dove sono presenti gli impianti destinati alla produzione di coils a caldo - dell’ Ilva di Taranto riduce la produzione, cala l’ordine di materiali refrattari, quelli che vengono prodotti nello stabilimento di Massa. Da qui alla cassa integrazione per gli operai, il passo è breve. A Roma i sindacati e i vertici di Arcelor Mittal analizzeranno il discorso cassa integrazione, e soprattutto faranno il punto sulla trattativa per far passare di mano Sanac. Ma è notizia dei giorni scorsi che Arcelor Mittal con ogni probabilità potrà intervenire sull’altoforno 2, chiuso dalla Procura di Taranto. Un’operazione di bonifica, e la ripartenza dell’altoforno 2, garantirebbe un rialzo della richiesta di materiale refrattario nei confronti di Sanac. A spiegarlo è stato direttamente il colosso, in una nota sul “Decreto Crescita” varato del governo, in cui - tra le righe - conferma l’investimento produttivo sul sito di Taranto; di riflesso, dunque, resta aperta la pista per l’acquisizione di Sanac. E mentre c’è attesa per la convocazione delle sigle sindacali, insieme ai vertici Sanac e Arcelor Mittal, al ministero, gli operai massesi non mollano nella loro battaglia. Ieri hanno presidiato l’esterno dello stabilimento per chiedere garanzie sul loro futuro. —

Tommaso Silvi

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