Sicurezza
Parla il grande accusatore Mangiacapra «La curia sapeva di Morini e non fece nulla»
Arriva coperto da un velo in polemica con il silenzio della chiesa. «Don Euro voleva sempre fare sesso telefonico»
massa. «Il vostro era un rapporto fondato sullo scambio, sul do ut des?», chiede la sostituto procuratore Alessandra Conforti al testimone. E lui, Francesco Mangiacapra, il grande accusatore di don Luca Morini, è chiarissimo: «Sì, mi prometteva sempre qualcosa. Soprattutto la possibilità di un posto di lavoro. Mi prometteva regali, moto, auto. E poi temporeggiava, temporeggiava sempre. È stato questo inganno che più mi ha fatto arrabbiare. Chissà quanti altri prendeva in giro, c ome me».
È arrivato fuori dal tribunale avvolto in un lenzuolo bianco. Come un fantasma. Un velo che nelle sue intenzioni dovrebbe simboleggiare quello di silenzio steso dalla Curia nel corso degli anni per coprire la condotta dell’ex parroco. Sul banco dei testimoni poi l’avvocato di Napoli è molto preciso, a tratti verboso nel ricostruire i suoi trascorsi col parroco. Il primo incontro in una discoteca di Napoli, il sesso a tre offerto per cinquanta euro, le cene. E poi le bugie di don Morini: «Ostentava, pagava l’autista per poi prenderlo in giro, diceva di avere giudicato Berlusconi, di essere amico di Renzi. E poi era pressante per fare sesso telefonico, se non mi prestavo mi minacciava che avrei preso tutti i privilegi che mi aveva promesso. Una volta ero a cena e mi sono dovuto nascondere in bagno per soddisfarlo nella sua richiesta».
Mangiacapra racconta di quando nel 2016 scoprì che Morini non era un giudice, come millantava, ma un parroco. «Di solito mi telefonava dal cellulare, invece per una volta aveva usato un numero fisso. Lo cercai su Google e mi rimandò al numero della parrocchia di Caniparola. Pensai a un’omonimia finché non vidi le sue foto sulle pagine di un quotidiano nazionale. Era don Luca Morini. Ed era un prete».
Al presidente della giuria Ermanno De Mattia, Mangiacapra racconta di essersi indignato. «Lo chiamai e gli dissi “ti denuncio ai tuoi superiori”. Lui per un po’ ha negato, poi ha cominciato a ripetere come un ossesso “sai cosìè la privacy, tu sai cos’è la privacy”». Secondo il testimone quello che più preoccupò il prete fu quando, più a provocazione che altro, Mangiacapra gli disse: «E spero che i soldi che usi siano i tuoi».
La decisione fu di chiamare direttamente in Curia. «Parlai con don Lucio Filippi, mi disse di essere il vicario del vescovo Giovanni Santucci. Io non feci il nome di Morini, ma raccontai di un prete e tutto quanto. Mi parve addolorato. E fu lui a dirmi: “preghi per don Luca”. E sapeva anche che si faceva prendere dall’autista. Dunque sapevano».
La testimonianza di Mangiacapra emerge quasi tutta dall’interrogatorio della pm Conforti. Qualche domanda anche dal suo legale, l’avvocato Luca Benedetti. Mentre la legale di Morini, l’avvocato Giovanna Barsotti, ha chiesto e ottenuto l’acquisizione del verbale con le sommarie dichiarazioni rilasciate nel 2016 da Mangiacapra dai carabinieri a Napoli. —
Libero Red Dolce
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