Il Tirreno

sopralluogo in montagna 

C'è chi costruisce casette e bistrot sul fiume: e il Comune gli dichiara guerra

C'è chi costruisce casette e bistrot sul fiume: e il Comune gli dichiara guerra

A Massa l’assessore Ravagli e la delegata Garau annunciano la task force sul Renara: abusi e rischio esondazione. E c’è chi lungo il greto ha portato bombole e si è allacciato alla rete elettrica 

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MASSA. C’è chi si “è accontentato” - si fa per dire - di realizzarsi una piccola piscina nel fiume. Chi, invece, ha costruito la pergola, con tanto di tavolo, di area cucina. , per non farsi mancare il gas, ha provveduto a comprare le bombole. E siccome il fiume è bello goderselo anche quando scende la sera, c’è chi ha pensato pure di allacciarsi alla rete elettrica comunale. L’assessore all’ambiente Veronica Ravagli non ha dubbi: quelli realizzati lungo alcuni tratti dei nostri torrenti sono veri e propri abusi. Martedì mattina il sopralluogo lungo il Renara: «Per questo controllo - spiega la Ravagli - ho chiesto ed ottenuto l’aiuto della polizia idraulica, del consorzio di bonifica e dei carabinieri del comparto forestale, oltre che degli uffici all’ambiente e all’urbanistica, dei vigli urbani e della delegata alla montagna Giorgia Garau. Una vera e propria task force - la definisce la Ravagli - che si è recata lungo il tratto interessato del torrente, dalla strada privata che parte dalla cava chiusa fino a Gronda. La situazione lungo era nota da tempo, ma negli ultimi anni è peggiorata, diventata intollerabile».

È l’assessore Ravagli a sintetizzare l’esito del sopralluogo: «Quello che era un luogo alternativo in cui rinfrescarsi durante l’estate e in cui venivano create briglie artificiali per realizzare piccole piscine naturali da smontare a fine stagione, ora è diventato un luogo in cui sono state edificate strutture abusive, alcune con allacci alla rete elettrica del Comune, altre con bombole del gas, giacigli per dormire, casette o “bistrot” ad uso e consumo di pochi intimi che si sono appropriati del torrente come fosse un giardino privato. Come se non bastasse - continua la Ravagli - vari cittadini ci hanno segnalato di essere stati cacciati da alcune zone del fiume, addirittura riferiscono che è stato loro chiesto di pagare un biglietto di ingresso, cosa al limite dell’inverosimile considerando che il letto del fiume è del demanio e le strutture presenti sono abusive».

I primi controlli sul fiume sono scattati in piena estate quando la polizia municipale ha verificato la situazione, ma «essendo una questione che non riguarda solo il Comune - spiega l’assessore all’ambiente - è stato necessario coinvolgere Regione, Provincia e forze dell’ordine perché ritengo di essere di fronte a veri e propri reati. Appropriarsi di una zona del demanio è reato, allacciarsi abusivamente alla rete elettrica del Comune è reato, ma soprattutto c’è il rischio di esondazione del torrente per via del trascinamento delle strutture durante la stagione invernale. La sicurezza dei cittadini prima di tutto».

Poi l’attacco politico: «Come assessore della Lega, mi chiedo come si sia potuti arrivare negli anni ad una situazione del genere: abusi che non sono certo stati fatti in un anno, ma sono frutto di una tolleranza inconcepibile, che ha messo a repentaglio la sicurezza dei cittadini e a disposizione di pochi un bene usufruibile da tutti. Oggi abbiamo individuato solo una parte delle strutture presenti lungo i torrenti ed insieme a coloro che hanno coadiuvato questa nostra azione di controllo abbiamo pensato ad azioni da intraprendere: non è facile individuare i proprietari, se cosi si vogliono chiamare, di queste palafitte, ma l’importante è avere il prossimo anno corsi d’acqua usufruibili da tutti, liberi da abusi di ogni tipo e soprattutto che garantiscano sicurezza. Se c’è stata tolleranza adesso da buon assessore della Lega la tolleranza sarà zero. I proprietari sono avvisati».


 

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