Sicurezza
Parla l'Asl: «Batterio New Delhi, da noi casi limitati per i rigidi protocolli»
La dottoressa Vivani: «Dal 2013 facciamo i tamponi e isoliamo i portatori»
MASSA. A sollevare la questione nei giorni scorsi è Maurizio Marchetti, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale: «C’è l’allarme per i superbatteri con Ndm (batterio New Delhi), che riguarda tutta Italia, e c’è allerta ministeriale da fine maggio, ma la Regione si è mossa a fine luglio». Oggi la Regione replica garantendo, invece, massima operatività e intervento tempestivo.. Il tema, delicato e tecnico, riguarda il fenomeno della antibiotico-resistenza per cui alcuni batteri mutano e sono capaci di resistere a medicinali che prima, invece, li debellavano. Così se in un primo tempo la klebsiella pneumoniae ha mostrato di resistere ad alcuni antibiotici, recentemente anche in Italia, come già accaduto in Asia, ha dato prova di resistere pure ad un’altra famiglia antibiotica. È quel tipo di batterio resistente, che viene indicato come New Delhi. Ci sono casi in cui quel batterio viene individuato nei pazienti, ma non dà esito a problemi infettivi (350 casi di questo genere nell’Asl Toscana Nord Ovest) e casi in cui invece (44 pazienti) l’episodio infettivo c’è. E se la Regione assicura che la massima tempestività c’è stata, c’è stata all’ospedale apuano dove la ricerca di batteri resistenti con tampone - spiega il Noa - si fa dal 2013 a tutti i pazienti della medicina. «Cerchiamo i batteri antibiotico-resistenti - spiega Paola Vivani, direttrice di epidemiologia - dal 2013 e questo ci ha consentito di attivare, in caso di positività, immediati protocolli, tra cui l’isolamento del paziente. Questo ci ha protetto garantendo un livello contenuto di presentazione del fenomeno».
«Il numero di pazienti portatori dall’inizio della diffusione (fine 2018) ad oggi - spiega l’assessorato alla Salute - in regione è monitorato, i pazienti portatori sono individuati e vengono messe in atto le dovute precauzioni per non permettere la diffusione del batterio. Le azioni messe in atto sono consistenti. Il fenomeno sta i interessando in particolare l'Area Nord Ovest. La Regione è in costante contatto con il Ministero e l'Istituto superiore di sanità. È stata costituita una unità di crisi regionale. Prodotto di questo lavoro è il decreto regionale del 26 luglio, con il quale sono state formalizzate le indicazioni operative alle strutture sanitarie toscane». —
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