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Castelpoggio ricorda le sue 33 vittime dell’eccidio nazifascista

Francesca Vatteroni
Castelpoggio ricorda le sue 33 vittime dell’eccidio nazifascista

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Giornata strana quella di sabato scorso a Castelpoggio, con una pioggia sottile che non riusciva a scacciarel’afa e un’aria soffocante che non riusciva a scacciare la pioggia. Vicino al cimitero le gocce d’acqua cadendo sulla strada facevano salire, frizzando sull’asfalto, una nebbiolina che si innalzava verso l’alto, bianca come un fantasma.

E di fantasmi che sono aleggiati durante la cerimonia di commemorazione della strage del 21 agosto del 44, ce ne sono stati tanti e non solo i fantasmi delle 33 vittime, trucidate da mano nazifascista negli ultimi e più sanguinari scorci della Seconda Guerra Mondiale. Quasi si scoraggia chi non è pratico della zona e vuole raggiungere Castelpoggio, inseguendo, uno dopo l'altro, i tornanti: passato il paesino di Gragnana, uno degli ultimi prima di trovare Castelpoggio, comincia a chiedersi se si sia perso, e poi invece ecco che arrivi in paese con la strada che lo attraversa e che ti porta fino al cimitero, per poi proseguire.

Tutto intorno boschi e un panorama mozzafiato, proprio come allora. Fu facile per i tedeschi quel 21 agosto del 44, bloccare entrata e uscita della strada, intrappolare tutti come topi e poi sparare a raffica e bruciare tutto. Un gioco da ragazzi: tutti civili e tutti disarmati. Oggi, nel 2019, sono passati 75 anni e dei sopravvissuti, di chi era in grado di ricordare quei giorni e quel sangue, ne è rimasto solo uno. Che fare allora della memoria arrivata fino a noi, che siamo le generazioni arrivate dopo? Per provare a capirlo ascoltiamo i discorsi delle autorità chiamate a celebrare la memoria: il loro parlare evoca altri fantasmi e si fa più attuale che mai, per un paese che come allora sembra incamminato sulla strada della povertà e verso una spaccatura politica e sociale.

Il primo che prende la parola, è don Maurizio Manganelli durante la Messa: il giovane e spigliato parroco di Castelpoggio, fa numerosi riferimenti al passato con richiami al presente.

«Furono tempi bui per l’Italia e l’Europa, che affrontarono prima una crisi economica e poi etica e di valori, che ha permesso di far leva sul disagio e la rabbia di tante persone. Molti gli slogan forti» ha ribadito il sacerdote, come a voler richiamare alcuni personaggi politici contemporanei, citati poi anche nell’orazione laica (e successiva alla Messa), del presidente Anpi Alessandro Conti che ha parlato, senza fare il nome esplicito, di politici invocanti pieni poteri. «Un’epoca-ha continuato don Maurizio- che ha calpestato valori di solidarietà e di tolleranza celebrati nel Vangelo come nella Costituzione: ma in ogni epoca è necessario rifiutare le idee che distruggono il bene comune e che ogni tanto si ripresentano». Il parroco ha fatto poi dono, dopo la funzione e a sottolineare tutto, di copie di Vangelo e Costituzione.

«Dobbiamo diffidare dei personaggi che sbraitano pieni poteri-gli ha fatto eco poco dopo, in piazza, Conti-il cosiddetto uomo forte non ha mai fatto l’interesse dei lavoratori, il suo cuore è verso i ricchi: dobbiamo diffidare di chi promette lavoro, e di chi promette soldi che non ci sono. Hitler e Mussolini avevano promesso tutto a tutti. Prima gli italiani? Sì quelli più ricchi!» ha tuonato Conti. —



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