Il dolore
Lucchetti: le nostre imprese sono un valore, non un pericolo
«La nostra escavazione è diminuita di circa un terzo rispetto a venti anni fa L’obiettivo è avere meno scarti possibili, è con i blocchi che i ricavi aumentano»
CARRARA. Erich Lucchetti, presidente di Assindustria, prende spunto dal commento del Sabato di Massimo Braglia e, scrive, «ho trovato argomenti condivisibili». In particolare, nella frase: “le contrapposizioni e il muro contro muro non portano da nessuna parte, l'attenzione all'ambiente e alla sicurezza devono essere la vera stella polare da seguire, assieme ad una adeguata ricaduta sulla città in termini di occupazione ed "effetti collaterali" in senso costruttivo”.
«Mi sembra infatti - aggiunge - una decisa presa di posizione contro ogni pregiudizio che pure in questi anni è stato alimentato contro un intero settore e centinaia di aziende e migliaia di lavoratori da una certa narrazione che, esulando dai dati di fatto, ha cercato di far credere che chi lavora le cave sia un nemico della città e dei cittadini di Carrara. È stato alzato un muro e non lo abbiamo tirato su noi. Se però quel film-documentario ci aiuterà tutti ad abbatterlo ben venga. Io, in attesa di guardarlo ma dopo aver letto gli articoli che lo hanno presentato, però continuo ad avere dubbi. Perché è stato usato proprio per mettere altri mattoni sul quel muro dell'incomunicabilità usando il cemento del pregiudizio e non dei dati di fatto».
E prosegue: «Sinceramente non credo che le cave di Carrara siano uno dei fattori che stanno portando alla distruzione della Terra sia perché rappresentano solo l'1% di tutte le Alpi Apuane, sia perché dei 100 miliardi di tonnellate di materiali estratte in tutto il Mondo ogni anno (come scrive il Tirreno), il marmo arriva a circa 1 milione di tonnellate: una percentuale infinitesimale. Inoltre la nostra escavazione, è diminuita di circa un terzo rispetto a 20 anni fa. Quindi si scava meno e si scava meglio grazie anche alla nuove tecnologie che hanno alzato il livello di sicurezza per i lavoratori e abbassato l'impatto ambientale diminuendo costantemente gli scarti. Perché è naturale che l'obiettivo di ogni cavatore è avere meno scarti possibili e più blocchi perché è coi blocchi che i ricavi aumentano».
«Non è un caso - aggiunge Lucchetti - se oggi quasi il 90% delle nostre imprese ha certificazioni di qualità ambientale e che sulla sicurezza abbiamo costruito assieme alla Asl, ai sindacati e alle altre istituzioni un sistema di controlli e di azioni di prevenzioni assai avanzato che ha permesso di ridurre notevolmente gli incidenti. Quanto alla ricaduta sul territorio non credo che sia da sottovalutare il lavoro che da due anni sta facendo la Fondazione Marmo grazie alle donazioni delle imprese che sfiorano quasi 1 milione di euro che poi la Fondazione investe nell'istruzione, nella cultura, nel sociale e nella sanità. Ma quando parliamo di ricaduta sul nostro territorio non possiamo non osservare che oggi il sistema lapideo produce già effetti collaterali costruttivi assai rilevanti. Siamo circa 1200 aziende che hanno circa 8mila occupati tra diretti e indiretti (vuol dire che sono circa 150 milioni ogni anno di salari), che versano ogni anno oltre 28 milioni di tassa marmi ai comuni di Carrara, Massa e Fivizzano e che “spendono” nella nostra provincia oltre 600 milioni all'anno dai vari fornitori locali. Senza dimenticare l'avvio di una industria di economia circolare attraverso la Carrara Marble Way che assieme a vari centri di ricerca universitari sta costruendo un futuro produttivo eco-sostenibile basato su quel materiale che un tempo era considerato scarto e nulla più. Si può fare di più e si può fare meglio? Certamente, ma non partiamo da zero. Riconoscere che le nostre imprese sono un valore e non un pericolo, a mio avviso, è la base da cui partire per abbattere veramente la logica del muro contro muro». —
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