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«Industriali guardate il film, poi potrete fare le critiche»
I produttori del documentario sulle cave replicano alle critiche di Lucchetti Il segretario della Cisl: i danni sulle montagne li vedranno i nostri figli e nipoti
CARRARA. Continua il dibattito su “Antropocene”, documentario che denuncia i disastri della Terra, mostrando anche le cave apuane, sconvolte dall’escavazione. Dopo il duro intervento di Erich Lucchetti, di Confindustria, che ha definito “un errore grossolano e illogico” aver incluso Carrara nel film, arrivano la replica di Fondazione Stensen e Valmyn, distributori italiani della pellicola e il commento di Andrea Figaia, segretario provinciale Cisl.
I distributori
«Siamo dispiaciuti e sorpresi delle dichiarazioni di Confindustria Massa-Carrara a proposito del film Antropocene, un progetto di respiro internazionale firmato da tre registi che hanno girato decine di Paesi e impiegato molti anni per realizzare questo lavoro, corredato da numeri, statistiche e immagini spettacolari che tentano di raccontare e riflettere su quello che è l’impatto dell’uomo sulla natura. La presenza delle cave dona al film uno dei passaggi più interessanti e visivamente emozionanti. Abbiamo apprezzato le parole di Franco Barattini e del sindaco di Carrara , -proseguono Stensen e Valmyn- che hanno premesso di voler vedere il film e preferiremmo che il settore produttivo della città, così come la cittadinanza, lo vedesse per poi poter liberamente giudicare il contributo carrarese a questo progetto». Antropocene -spiegano i distributori- non è un classico film di denuncia, cerca di mostrare come oggi sia palese che le attività umane stiano plasmando la terra per gli anni a venire, tanto che si può parlare di una nuova era geologica caratterizzata dalla traccia e dall’intervento umano». Il capitolo dedicato a Carrara, in particolare, “restituisce allo spettatore tutta la complessità storica, operativa naturalistica di cui il film si fa portatore, evitando le trappole delle banali semplificazioni”. Ecco perché, concludono Stensen e Valmyn, «invitiamo i rappresentanti delle istituzioni e degli industriali di Carrara a venire alla proiezione che si terrà in città a fine settembre, al fine di poter esprimere le loro osservazioni dopo aver visto il film completo».
Andrea Figaia (Cisl)
«Oltre al danno ambientale visivo, scenico, relativo all’impatto sulle montagne, Betogli in primis, -afferma Figaia- escavazione ha significato per molto tempo anche sversamenti di liquidi, sostanze e composti chimici legati al petrolio, inquinamento di strade, fiumi, del nostro mare, in una zona che nelle due città capoluogo dà lavoro, in regola o al nero, ad almeno varie migliaia di persone nel turismo». Secondo il sindacalista il risultato di tutto ciò «lo si vede e lo vedranno i nostri figli e nipoti. Dalla lavorazione “a mano” alle tecniche di escavazione di oggi abbiamo lasciato sul campo almeno 700 posti di lavoro. Carrara rappresenta circa il 90% del distretto». Il mondo del marmo, secondo Figaia, sarebbe «un po’ chiuso, legato ad interessi ben precisi e ristretti, ridondante di liquidità come conseguenza dell’esercizio di una attività che in alcuni casi sembra rendere più dei pozzi petroliferi». Gli industriali del lapideo, secondo Figaia, dovrebbero almeno investire in città, creando outlet del marmo, showroom di architetti, ditte edili, laboratori. «Una ventina di questi investimenti - conclude riqualificherebbe la zona e consentirebbe loro di provare a recuperare il rapporto con la città». —
David Chiappuella
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