Italia
Tedeschi insiste: «Conviene puntare sulla polvere del nostro marmo»
Al momento però la sua “Made in Stonedust” riesce a lavorare soprattutto fuori dalla provincia
CARRARA. La polvere di marmo come «risorsa». Da “Made in Stonedust” insistono e rilanciano con il riutilizzo della polvere – proveniente dai tagli della lavorazione in cava – per manufatti e prodotti ecocompatibili, strizzando l'occhio anche al mondo dell'arte. Dal 2013 il progetto del carrarese Riccardo Tedeschi va avanti: in questi sei anni è cresciuto, si è affinato ed è “sbarcato” fuori provincia; sempre con la ditta massese 3 Emme, che si occupa della produzione di manufatti in cemento, come partner. C'è un ma. Sì, perché la polvere che arriva dal processo di taglio sembra essere apprezzata fuori zona; tuttavia nel territorio apuano, da dove proviene la materia prima di questi prodotti ecocompatibili, con tanto di certificato, Made in Stonedust non sfonda, complice una politica, sottolineano, ancora un po' “sorda” di fronte all'annoso argomento.
E in effetti, proprio un anno fa, dalle pagine del Tirreno, Tedeschi faceva notare un episodio comune sia per Massa, sia per Carrara: era stata utilizzata la sabbia per dei manufatti autobloccanti e non la polvere di marmo del progetto da lui presentato a entrambe le amministrazioni. Niente di clamoroso, il nodo non si sarebbe sciolto comunque, ma «sarebbe stato un bel segnale», commentava rammaricato. Passa un anno, qualcosa nel frattempo sembra muoversi, ma alla fine chi si è mosso è solo lui che nel frattempo, dopo i muri divisori di rivestimento della sede della Cooperativa Apuana Vagli, lavora principalmente con l'Emilia. «Lo ripeto: da “problema” il sottoprodotto della lavorazione può diventare una risorsa che ci viene richiesta a questo punto più da fuori zona.
È un cambio di passo che dev'essere fatto da tutti, in sinergia tra privato e pubblico. Qualche cava sta già capendo che la direzione nella gestione della polvere deve essere il suo riutilizzo, nel rispetto dell'ambiente», spiega Tedeschi che poi prosegue. «Tagliando a secco con le macchine tagliatrici a catena abbiamo dei vantaggi nella gestione del prodotto che ci arriva dal taglio e, inoltre, utilizziamo meno acqua. La polvere prodotta può essere riutilizzata per fare dei manufatti, ma non solo». Il taglio, la polvere che viene aspirata e lavorata tramite un'apposita macchina e il prodotto finito. L'utilizzo? Dai manufatti decisamente più prosaici (dai muri ai cordoli, per citare soltanto due aspetti) si può arrivare all'ambito artistico per la realizzazione di vere e proprie opere, senza contare l'uso che potrebbe anche coinvolgere gli istituti d'arte. «Le soluzioni ragionate non mancano davvero e in questo modo di fatto traduciamo quello che si vive come un “problema” da tempo in una risorsa che aiuta il territorio in termini ambientali e che viene richiesta. È un fatto di mentalità: la tendenza nel nostro territorio si può invertire soltanto con pubblico-privato, con progetti condivisi che possano sensibilizzare ancora di più sul tema», chiosa Tedeschi. —L.B..
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
