Il Tirreno

l’intervista 

Premio San Domenichino, 60 anni di vita e non sentirli

Premio San Domenichino, 60 anni di vita e non sentirli

Dai primi passi negli anni ’50 ad evento culturale di carattere internazionale Il presidente Giacomo Bugliani: puntare sulla qualità ci ha dato grandi risultati

2 MINUTI DI LETTURA





massa. Domenica, dalle 16, nel sagrato della Chiesa di San Domenichino a Poveromo, si terrà la premiazione relativa al 60° bando dell’omonimo premio internazionale di poesia e narrativa.

Un compleanno importante per un premio nato per dare risalto ad alcuni poeti locali e è diventato un appuntamento internazionale patrocinato da Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio e insignito della “Medaglia del Presidente della Repubblica”.

Per il suo attuale presidente, Giacomo Bugliani ( avvocato e consigliere regionale), il premio è una tradizione di famiglia.

Il premio è stato fondato e presieduto da suo nonno Giovanni Bugliani...

«Sì, per me il premio ha anche un valore affettivo. Mio nonno, oltre ad essere stato uno dei fondatori, ne è stato il presidente per ben 31 edizioni. Sostituirlo è un modo per sentirlo ancora vicino». Siamo giunti a 60 edizioni, cosa ne pensa di questo traguardo?

«È motivo di orgoglio, perché indice della credibilità che questo premio ha acquisito ed è una giusta ricompensa per chi in tanti anni ha dedicato energie e passione alla sua crescita. Negli anni sono stati premiati personaggi di prestigio, come il poeta Mario Luzi, il cardinale Ersilio Tonini, lo scrittore Sergio Zavoli, la professoressa Rita Levi Montalcini, l’attore Giorgio Albertazzi e poi anche Arrigo Petacco, Andrea Bocelli e Marcello Lippi».

Come è cambiato il premio in questi anni?

«Ovviamente, rispetto agli anni ’50 quando è nato e aveva carattere locale, oggi è riuscito a raggiungere una visibilità e una partecipazione internazionali. Negli anni si sono ampliate le sezioni e quest’anno è stata aggiunta per la prima volta una sezione dedicata ai testi teatrali che ha ricevuto molte adesioni. In futuro ci potranno essere ulteriori innovazioni e mi piacerebbe puntare ad una maggiore promozione dell’edito».

Il panorama italiano è ricco di premi e concorsi letterari, qual è il segreto che rende il San Domenichino un premio diverso dagli altri e così longevo?

«Sono ben felice di qualsiasi iniziativa culturale possa arricchire il territorio. Il messaggio da far passare è che la cultura non deve essere un orpello di programmi elettorali, ma il volano della crescita di un territorio, anche economica. Il San Domenichino forse è riuscito a consolidarsi negli anni perché ha sempre dimostrato, tra i giurati e i premiati, di puntare sulla qualità. Ha alle spalle una buona organizzazione e un direttivo che si impegna con dedizione alla riuscita del premio che continua ogni anno a crescere in termini di partecipazione e visibilità. A questo proposito vorrei ringraziarli tutti, il vicepresidente Franco Tortorella, il segretario generale Dino Eschini e poi Roberto Benatti, Rosaria Bonotti, Emma Casté, Angela Maria Fruzzetti, Daniela Marzano, Andrea Mosti, Giovanbattista Ronchieri e Roberto Vitaloni. Presidente di giuria da sempre è Alessandro Quasimodo». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web