La protesta
«Abbiamo sempre collaborato con la famiglia Biagi»
massa. Nessuna polemica. Il sindaco Francesco Persiani non vuole entrare nel terreno del botta e risposta a distanza. L’argomento è troppo delicato e serve tutto il rispetto possibile.
Il sindaco vuole solo fare chiarezza sugli aspetti “tecnici” che riguardano la volontà della famiglia di Cristina Biagi, la donna uccisa nel 2013 a 36 anni, dal marito con cui si stava separando, di non festeggiare più con un evento pubblico il compleanno della figlia.
«Mi sento di dire che i familiari di Cristina Biagi sono stati sempre accolti da noi con grande affetto - spiega Persiani - Lo scorso anno abbiamo dedicato una targa in memoria di questa ragazza tragicamente scomparsa, quando ero nel Lions club abbiamo contribuito alla realizzazione del monumento che ricorda un fatto talmente grave, una pagina talmente triste per la città che non voglio assolutamente venga utilizzata per fare polemica».
E passando agli aspetto tecnici, e in particolare ai ripetuti atti vandalici di cui, hanno detto gli stessi familiari di Cristina Biagi, è stata fatta oggetto la scultura in piazza Aranci, il sindaco risponde così.
«Non possiamo recintare quel monumento - spiega - e i vandalismi ci sono stati anche quando non eravamo noi a amministrare la città. Sono episodi da condannare ma, lo ripeto, non possiamo isolare quel monumento».
Per quel che riguarda l’illuminazione della scultura Persiani aggiunge.
«Ne abbiamo parlato, insieme al fratello e ai genitori di Cristina - dice - Abbiamo parlato di mettere in evidenza il monumento di piazza Aranci con una illuminazione adeguata. Ma ci sono state poi altre priorità, questo non significa che l’amministrazione non abbia intenzione di provvedere a questa richiesta».
Il sindaco Persiani conclude con una riflessione più ampia.
«È brutto, è una ferita sentirsi attribuire insensibilità e sentirci tacciare come promotori di odio - conclude - Non c’è nulla di tutto questo nella mia amministrazione. Ma se c’è qualcuno che vuol farci passare per quello che non siamo, possiamo rispondere solo con affetto. Con tanto affetto a chi ci attribuisce una insensibilità che proprio non ci appartiene». —
A.V.
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