Il Tirreno

19 agosto 1944: l’eccidio  

San Terenzo prega e ricorda le sue vittime «I soldati nazisti erano crudeli e spietati»

Tommaso Silvi

Commozione e dolore alla cerimonia in memoria delle 159 vittime della strage commessa dagli uomini di Walter Reder

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FIVIZZANO. «Mai più, mai più, mai più». Silenzio. Rispetto. Commozione. E la voce di monsignor Antonio Vigo che rimbomba tra le montagne e i prati fioriti. San Terenzo torna indietro di 75 anni. Per dire «Mai più», per rafforzare la memoria, per far sì che «nessuno dimentichi la barbarie che si è consumata qui, proprio dove siamo radunati oggi».

L’omelia di don Vigo è un lamento, ma anche un’ammonizione generale. «Costruiamo ponti, non muri. Perché i muri, poi, non si abbattono più», dice durante la commemorazione dei 159 morti (quattro non sono mai stati identificati, ndr) dell’eccidio di San Terenzo Monti. Era il 19 agosto del 1944 quando le Ss del 16esimo battaglione, comandate da Walter Reder, mostrarono alla Lunigiana tutta la loro crudeltà. Don Vigo nomina tutte le vittime dall’altare ricavato a due passi dal cippo eretto in loro ricordo.

Il microfono che diffonde la sua voce è fissato a un carro agricolo. Con quello vennero trasportati i corpi trucidati, prima della sepoltura nella fossa comune. E poi c’è una lettiga usata dalla Pubblica assistenza durante la guerra. Un altro simbolo del periodo nero vissuto a San Terenzo Monti e nel vicino paese di Bardine. «Con le mie amiche trovammo un soldato tedesco ferito a bordo strada. Era pieno di sangue e si lamentava dal dolore», racconta Luisa Chinca, sopravvissuta all’eccidio. «Non sapevamo cosa fare - prosegue - eravamo combattute tra l’istinto di aiutare un giovane della nostra età e la voglia di far soffrire un nazista. Alla fine lo prendemmo per portarlo al comando delle Ss a Fosdinovo». Ma accade un imprevisto. «Incrociammo una camionetta nazista. Ci fermarono e presero il ragazzo ferito - racconta Luisa Chinca - lui ci guardò e continuava a ripeterci “a voi non faremo niente, a voi non faremo niente”. La mia amica Vienna Orlandi, però, solo pochi giorni dopo era tra i corpi trucidati a colpi di mitragliatrice».

La Lunigiana rivive il dramma di 75 anni fa a pochi giorni dalla visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che domenica prossima sarà a Fivizzano proprio per onorare la memoria delle vittime del nazifascismo.

Luisa si commuove mentre ricorda la cattiveria, la spietatezza e la follia di quegli «uomini in divisa, sempre impeccabili, sempre cattivi». I tedeschi piombavano nelle case verso le 22-22. 30. Impugnavano pistole, sventolavano coltelli di fronte agli occhi di donne e bambini terrorizzati. E ripetevano sempre la solita frase: “Noi uccidere tutti, dove sono i partigiani? ”. San Terenzo prega e piange. Istituzioni, rappresentanti delle forze armate, cittadini, bambini. Le atrocità di 75 anni fa uniscono tutti sotto il velo straziante della memoria. Con due parole in testa, da non scordare: «Mai più». —

Tommaso Silvi

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