Toscana
Manifesti choc: ferri per l'aborto clandestino contro la statua in gara a Carrara
Sono apparsi in paese e vicino allo studio della curatrice Emma Castè: nel mirino, l’opera dello scultore Michele Monfroni
CARRARA. Provocazione contro provocazione: manifesti da contenuti “forti” contro l’aborto clandestino e contro l’opera duramente criticata da alcuni cittadini e associazioni, in gara a Torano Notte e Giorno, sono comparsi notte tempo durante il periodo della kermesse estiva di Torano, incollati da qualche mano misteriosa lungo le strade del paese.
La 21ª edizione della manifestazione Torano Notte e Giorno era iniziata a fine luglio tra polemiche e aperte contestazioni e l’altra sera si è conclusa tra gioia, amarezza e i manifesti disseminati di nascosto durante i giorni del festival, rimossi prontamente dagli organizzatori della kermesse e di cui solo adesso la direttrice artistica ha voluto parlare. Iniziamo però parlando della gioia, arrivata dall’opera dell’argentino Pablo Damian Cristi che vince meritatamente la kermesse, il premio “Franco Borghetti” con la sua opera Re-Velos: due maestose statue forgiate e ricavate da due tronchi di eucalipto, alte più di 3 metri, che evocano il concetto di liberazione più che di libertà, uno spogliarsi metaforico, uno sfilarsi via qualcosa per raggiungere la libertà e per poter vivere appieno sé stessi.
E poi c’è anche un po’ di sapore amaro: per Emma Castè direttrice artistica e per i tanti che nel paese si danno da fare durante tutto l’anno per la realizzazione di una delle manifestazioni carraresi più riuscite. Amarezza e anche un po’ di rabbia, che nascono insieme alla comparsa per le strade del paesino di manifesti, una trentina, incollati nottetempo anche a Carrara nei pressi dello studio di Emma Castè, nei giorni scorsi e che evocano provocatoriamente, per immagini e contenuti, l’aborto clandestino. Provocazione contro provocazione dunque: infatti tutto scaturisce da un’opera in mostra nella manifestazione dal titolo “Aborto? No voglio sopravvivere” di Michele Monfroni.
Il tema era molto delicato e legato in modo anche drammatico alla storia e al presente del nostro paese, un tema che lambisce vecchie ferite e ne tocca evidentemente di recenti, come dimostrano anche le animate e sentite discussioni su quotidiani e mass media in merito alla Legge 194 e i medici obiettori di coscienza. Un’opera quindi che si era portata dietro una scia di forti dissensi e contestazioni, alcune delle quali avevano preso campo sui social con toni accesi, coinvolgendo direttamente e personalmente la direttrice artistica. Scopriamo solo in queste ore che le acque nel frattempo non si erano calmate e gli animi non si erano placati.
Durante i giorni del festival qualcuno ha tappezzato letteralmente il paese con i manifesti recanti immagini di ferri da calza, appendiabiti e rozzi strumenti usati nei vecchi e dolorosi metodi ad alto tasso di decesso, nell’aborto clandestino. Un colpo basso per la direttrice artistica che afferma di credere fortemente nella libertà di espressione attraverso l’arte.
Emma Castè spiega perché ha deciso di rivelare dei manifesti solo ora: «Non volevo alimentare ulteriormente questa tensione e volevo tutelare gli artisti perché non prendessero il sopravvento questi fatti e passassero in secondo piano le opere: volevo che finisse la manifestazione e non volevo venisse loro rubata la scena. Per me Torano è una manifestazione d’arte libera, in cui ciascuno può esprimere il proprio pensiero come ritiene più giusto» ha rivendicato la direttrice di Torano Notte e Giorno.
E la risposta di Torano Notte e Giorno, che nei 7 anni di direzione artistica di Emma Castè è letteralmente sbocciato, sembra proprio andare in questa direzione decretando vincitrice un’opera che parla di liberazione. Per quanto riguarda “Aborto? No voglio sopravvivere” si è fermata alle posizioni più basse della classifica stillata dalla giuria del festival toranese.
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