La protesta
Don Marino: riporterò qui alla Parrocchia di San Pietro di Avenza il Trittico Ringli del 1438
Carrara, la cifra da raggiungere è di 130mila euro, offerte anche in occasione dei funerali di Giorgio De Filippi. Per ora in chiesa c’è una riproduzione, ne viene scopera una parte l raggiungimento dei 5mila euro
CARRARA. Don Marino Navalesi non ha dubbi: «Ce la faremo a riportare qui nella Chiesa di San Pietro il “Trittico Ringli” del 1438”». Di quest’opera abbiamo già scritto altre volte; a riportarla al centro dell’attenzione, la decisione della famiglia del compianto Giorgio De Filippi di raccomandare, ai partecipanti alle esequie dell’insegnante ed apprezzato studioso, di fare offerte per il Trittico anziché portare fiori. «Le offerte sono state numerose - spiega Don Marino - e altre ne arriveranno». Riportare l’opera ad Avenza ha un costo ingente: 160mila euro, ma il parroco non si spaventa. «Ho già deciso dove collocarlo, nella navata di sinistra. Ora c’è una sua riproduzione, coperta da un velo; ne scopro un pochino ogni volta che raccolgo altri 5mila euro». A raccontare i dettagli delle vicende di quest’opera è lo storico Pietro Di Pierro, che ha redatto anche il testo del depliant fatto preparare da don Marino. Il trittico, puntualizza Di Pierro, raffigura «San Pietro (in abito papale con paramenti e tiara, con l'attributo delle chiavi) tra Sant'Antonio Abate (riconoscibile per la cappa da abate, il bastone taumato ed il suino ai piedi) e Santa Maria Maddalena (dai lunghi capelli biondi recante il contenitore degli unguenti). Sulla parte superiore vi è la frase in volgare: “Qvesta tavola fece fare Piero di Giovan(n)i Rin/gli 1438” (spezzando per motivi di spazio il cognome, rimandando a capo nel rigo superiore insieme alla data). Proprio questa dedica ha consentito di individuarne la provenienza». E aggiunge che le ricerche della storica dell'arte Annamaria Bernacchioni, dell'Università di Firenze, hanno svelato il mistero: «Il nome è quello del castellano, inviato ad Avenza a presidiare la via Francigena, da Francesco Sforza, allora comandante delle milizie della Repubblica Fiorentina, proprio tra il 1437 e il 1441, negli anni in cui le terre di Carrara, contese da vari potentati vicini, cambiavano padrone frequentemente».
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«L'autore della tavola dipinta, a cui il Ringli commissionò l'opera, per magnificenza del suo mandato di castellano, era un maestro fiorentino anonimo: il “Maestro di Sant'Ivo”. È così denominato dalla sua opera più importante, un dipinto raffigurante, appunto, Sant'Ivo di Bretagna oggi al museo dell'Accademia di Firenze». Aggiunge Di Pierro: «L'opera d'arte, a fine ottocento, si trovava nella disponibilità della Banca Popolare e Cassa di Risparmio di Genova. Probabilmente era pervenuta nel capoluogo ligure durante il periodo del predominio genovese in terra apuana a metà quattrocento. La Banca decise di vendere l'opera all'asta, tramite la Galleria Sangiorgi di Roma, nel 1895. Tagliata in tre tavole separate, ai primi del novecento, veniva poi acquistata dal collezionista tedesco-americano Hanns R. Theichert di Chicago (1901-1993), nativo di Dresda ma trasferitosi negli Stati Uniti negli anni venti del novecento. Lo stesso rientrò in Germania nel 1956 stabilendosi a Rothenburg in Baviera. L'attribuzione al Maestro di Sant'Ivo è di Federico Zeri, nel 1994, dopo che il dipinto era stato segnalato “in una collezione privata” in Germania. Sempre dalle schede della Fondazione Zeri, risulta battuto da Sotheby di New York nel 1996. In effetti il dipinto è stato alienato, dopo la morte di Theichert, dalla vedova e passerà alla collezione privata della famiglia Sayn-Wittgentein in Germania. Infine l'ennesima vendita da Christie's di Londra nel Luglio del 2018, a seguito della quale oggi, il “trittico Ringli” è tornato in Italia, restaurato e ricomposto. È stato acquistato ed esposto dalla Galleria Salamon, in via San Damiano 2, Milano, che ne ha curato il restyling e lo ha presentato fino al marzo 2019 alla esposizione Tfaf di Maastricht». Il dipinto, una tempera su tavola fondo oro (del tipo “oro di metà”), si presenta restaurato e ricomposto nella sua forma originale. Il restauro è stato curato da Loredana Gallo di Firenze per la parte pittorica e da Roberto Buda e Andrea Montuori per il supporto e l'incorniciatura. Il lavoro è stato realizzato anche con l'ausilio di studi stratigrafici eseguiti dall'Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I santi ritratti sono: San Pietro, che è il patrono titolare della chiesa di Avenza. Sant'Antonio Abate, che era il titolare dell'ospedale annesso alla chiesa stessa. Santa Maria Maddalena, che era titolare dell'altro “ospedaletto” al ponte di Ricortola (o ponte di Martin Ferraio). —
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