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Tre feti morti in utero, la paura delle mamme Biselli: casi non collegati
massa. I medici lo hanno detto ieri, lo ribadisce oggi Giuliano Biselli, direttore del Noa: i casi dei tre feti morti non sono collegati. Le mamme non si conoscevano. Una rassicurazione per le tante donne in attesa che ieri, spaventate, hanno chiesto informazioni all’ospedale e ai ginecologi.
Tre future mamme che si sono presentate al Noa, tra il 15 e il 31 luglio, perché non sentivano scalciare il piccolo. E in tutti e tre i casi i medici hanno diagnosticato la morte in utero. Una terribile concomitanza e - assicura Asl - nessun collegamento tra i casi. Non un deficit nelle cure, quindi, né una mancanza nella struttura sanitaria che è stata investita solo nel momento in cui le gestanti si sono presentate in ospedale e l’unica possibilità era accertare una morte in utero risalente, secondo i medici, a uno o due giorni prima. L’Asl ha attivato una serie di accertamenti: «Si tratta di indagini sulle donne e - spiega Biselli - sui feti. L’ elenco delle analisi da fare prevede che sulle madri si effettuino tamponi e prelievi per verificare parametri di vario tipo, dalla coagulazione alla rosolia. Si verifica inoltre se ci sia stato passaggio di sangue tra feto e madre, passaggio fisiologico solo in piccole quantità. Sul feto (sempre che i genitori acconsentano ndr) è previsto un prelievo di cute per esami citogenetici. I motivi della morte in utero- prosegue Biselli - possono essere diversi. Dalle cause genetiche a quelle infettive o virali». Il direttore del Noa ci tiene a ribadire che «non ci sono collegamenti tra i casi, probabilmente le cause di morte nei tre feti sono diverse». Sulla morte in utero la Toscana - fa sapere la Regione - ha aderito ad un progetto pilota finanziato dal ministero della Salute finalizzato a stime sulla mortalità perinatale. —C.S.
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