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Ferri attacca Gaia: «Non si ascoltano gli abitanti, serve un cambio di rotta»
Il capogruppo di maggioranza lancia un appello in vista dell’avvicendamento ai vertici dell’azienda «Non si può continuare così»
PONTREMOLI. «Gaia: se non ci sarà un cambio di rotta, via al processo per superarla». Questa l’opinione di Jacopo Ferri, capogruppo di maggioranza del comune di Pontremoli e importante uomo di Forza Italia.
Un appello che Ferri lancia in attesa del cambio dei vertici di Gaia Spa (ovvero della società che gestisce gli acquedotti pubblici nell’area vasta di Nord Ovest che comprende l’intera provincia di Massa-Carrara). Un fatto di cui, si «sente parlare poco, troppo poco. Eppure – sostiene Ferri - penso che le scelte che saranno fatte rappresenteranno un passaggio decisivo per il futuro della società e soprattutto per le ricadute sui cittadini, ma anche per i riflessi, per nulla marginali, che si determineranno, a seconda degli indirizzi che saranno tracciati attraverso le persone individuate, sulla gestione del futuro del servizio idrico integrato nel nostro territorio».
Non manca da parte di Ferri una punzecchiatura all’azienda: «Sono da sempre critico rispetto a ciò che è stata Gaia sino ad ora: nata male, cresciuta peggio, gestita senza ascoltare a sufficienza i territori, soprattutto se marginali, e la gente. Negli anni, a fronte di alti costi e bassi investimenti, con un troppo lento ammodernamento delle reti, si è distinta per la rigida burocratizzazione di servizi e procedure, per l’insofferenza verso gli enti e l’utenza, per la scarsa capacità di gestire le proprie risorse umane». Per questo, sottolinea il capogruppo pontremolese, ci si trova ora ad un bivio ineludibile che «ci dirà, a mio avviso, se i soci-Comuni hanno davvero volontà di cambiare rotta, trasformando la società in un soggetto in grado di “servire”, in un settore tanto delicato, i propri cittadini, mettendoli sempre al centro delle scelte, oppure, ove questa volontà non ci fosse, prendere definitivamente atto che è giunta l’ora, almeno per gli enti che hanno più volte sottolineato questa necessità, di avviare il percorso giuridico per “uscire” dalla società e dalla gestione».
Per questo è fondamentale, secondo Ferri, «scegliere in modo davvero condiviso i nuovi amministratori, assegnare deleghe al Cda tali da garantire all’organo reali poteri sulle decisioni, favorire il costante confronto tra direttore/dirigenti e rappresentanti dei territori, sono punti, per quanto mi riguarda, ineludibili rispetto ai quali è davvero tempo di risposte e quindi di conseguenti decisioni condivisi». —
Riccardo Sordi
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