Il Tirreno

L'INFERNO IN CASA

Prende a calci e pugni la compagna, poi le urina in faccia: trentenne in manette

Alessandra Vivoli
Un'auto dei carabinieri (Foto d'archivio)
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Un'auto dei carabinieri (Foto d'archivio)

La donna subiva minacce e botte da un anno. Davanti ai carabinieri lui le ha urlato: «Ti massacro, ti spacco la testa» 

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CARRARA. L’inferno dentro casa. Un anno di minacce, insulti, botte. Un anno di umiliazioni culminate con i gesti più terribili: l’urina in faccia. Le mani spinte dentro la bocca, a volerle strappare i denti. Dodici mesi di annientamento psicologico. Un uomo, conosciuto su facebook, divenuto violento, ingestibile. Nemmeno di fronte agli interventi, ripetuti dei carabinieri. Questa volta però le forze dell’ordine, la giustizia, non sono state a guardare. Hanno agito. Hanno fatto qualcosa di concreto. Ieri mattina hanno fatto scattare le manette ai polsi del trentenne dell’alta Lunigiana che da un anno stalkerizzava, picchiava e minacciava la compagna di 34 anni, originaria di Massa. L’uomo, difeso dai legali Gianpaolo Carabelli e Alessandro Ravani, da ieri si trova in carcere a Massa.

LA VICENDA

Un amore nato su Facebook. Una convivenza decisa subito dopo poco, due anni fa. E un anno di comportamenti violenti, quelli messi in atto dal compagno nei confronti della donna che lo ha denunciato, a più riprese. Tutto comincia un anno fa. La 34enne lo ha raccontato ai carabinieri. Una lite banale, mentre i due sono a letto, e lui che la prende per i capelli, le da pugni sul volto. Le stringe il collo, sempre più forte molla la presa solo quando lei non ha più la forza di parlare, di gridare aiuto. Episodi come questo, ha raccontato la donna, sono diventati sempre più frequenti. La 34enne parla di un compagno sempre più assuefatto a cocktail di farmaci che rendono la convivenza impossibile. «Mi mandava via di casa, mi urlava, vattene puttana. Poi veniva a riprendermi per i capelli, mi urinava addosso, in faccia, mi obbligava a mangiare un cioccolatino, poi mi metteva le mani in bocca, come se volesse strapparmi i denti». La donna era obbligata a rimanere chiusa in casa a giornate intere: doveva pulire, in ginocchio, i piatti e i bicchieri che il compagno mandava in frantumi durante quei litigi violenti, e sempre più frequenti. «Mentre pulivo - ha raccontato la donna nella sua denuncia - mi tirava calci, in continuazione». Le botte sono il pane quotidiano per la donna. Capisce che così non può andare avanti. Alla fine di luglio, dopo un’altra notte di violenza si rivolge al 112. Ma la furia del compagno non si placa, neppure davanti ai militari. Le botte vanno avanti, la donna finisce anche al pronto soccorso, con un referto di sette giorni, per contusioni multiple.

LA FUGA DALL'AMBULANZA

Un anno da incubo quello raccontato dalla 34enne di origine massese. E una escalation di violenza alla fine del mese scorso. Il 28 luglio la situazione precipita a tal punto che il sindaco Bellesi firma il Tso (trattamento sanitario obbligatorio) per il trentenne ormai divenuto l’aguzzino della donna. Perfino davanti ai carabinieri aveva continuato a urlare che voleva andare a casa, voleva andare a picchiare la compagna. L’uomo viene caricato in ambulanza, nella notte del 28 luglio, per andare al Cim di Aulla ma ancora a bordo dell’autolettiga, approfittando della distrazione dei sanitari, apre improvvisamente il portellone posteriore dell’ambulanza dandosi alla fuga. Viene bloccato dai carabinieri, viene portato nella struttura psichiatrica. Ma l’incubo non è ancora finito. Continua la persecuzione. Fino all’arresto di ieri mattina.
 

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