Il Tirreno

L'OMICIDIO DI MONTIGNOSO

L'assassino con l'obbligo di stare a casa la sera con la (futura) vittima

Libero Red Dolce
L'assassino con l'obbligo di stare a casa la sera con la (futura) vittima

Il tribunale aveva parzialmente accolto la richiesta difensiva di scarcerazione Moushinne Bouden: divieto di lasciare l'abitazione nelle ore serali. C’erano precedenti di violenza familiare

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MONTIGNOSO. Mouhssine Bouden, che domenica ha ucciso il padre Abdel con più di venti coltellate, era uscito dal carcere il 21 giugno. Era stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e traffico di stupefacenti a un anno e due mese e ne aveva trascorsi in prigione otto. Dopo un primo rifiuto della corte d’Appello, il tribunale del Riesame gli aveva accordato l’obbligo di dimora a Montignoso e il divieto di uscire dall’abitazione durante le ore serali. Doveva insomma stare di sera nella casa dove viveva il padre: la casa dove lunedì notte lo ha ucciso.

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Il giudice dell’Appello aveva respinto la prima istanza del suo avvocato, Riccardo Balatri, con una motivazione che a leggerla oggi fa rabbrividire. La richiesta di sostituire la carcerazione con i domiciliari era infatti ritenuta non idonea «in particolare per le numerose condotte violente nei confronti dei familiari». Siamo al 30 maggio. L’ordinanza che riporta a casa Mousshine è arriva ventidue giorni più tardi, il 21 giugno. Un mese e mezzo dopo arriva la lite col padre e l’omicidio.

Bisogna dire che anche il Riesame aveva ritenuto, accogliendo parzialmente l’istanza dell’avvocato Balatri, che gli arresti domiciliari fosero da escludere per via delle pregresse liti familiari. Ma riguardo ai reati oggetto della condanna il tribunale aveva ritenuto che il rischio di una recidiva potesse essere contenuto «in forza del monito che Bouden deve avere tratto dalla custodia cautelare sofferta».

In più le due misure, obbligo di dimora e divieto di uscire da casa in orario serale e notturno, sono stati ritenuti «un trattamento cautelare che si reputa idoneo a indurre lo stesso Bouden ad astenersi dalla ricerca di nuove occasioni di illecito penale analoghe».

Bouden dunque da un mese non poteva muoversi di casa tra le 21 e le 5. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, e anche da quanto raccontato dal vicinato, la lite deve essersi scatenata poco prima delle 22. La chiamata infatti alle forze dell’ordine e all’ambulanza arriva verso le 22.10, quando chiaramente l’uomo è già fuggito.

Dopo l’omicidio del padre sarà compito degli investigatori capire cosa sia successo quella sera nel bagno di casa Abdel. Lo stesso Mouhssine ha raccontato, come confermano anche altre testimonianze, che l’alterco col padre fosse iniziato in bagno mentre lui si stava tagliando i capelli. Nella versione diffensiva sarebbe stato il genitore ad aggredire il figlio con martello e coltello alla mano, poi lui si sarebbe difeso disarmandolo e infine uccidendolo in giardino.

L’uccisione da parte sua è pacifica, ma il numero impressionante di coltellate, la fuga, i precedenti fanno propendere i carabinieri e la procura per un’altra versione. E cioè che la lite ci sia stata, ma che Abdel la dinamica «sia stata molto più complessa», come ha anche spiegato il tenente Renato Paladini del Nucleo operativo, fin dalle prime ore impegnato su luogo del delitto.Padre e figlio pare litigassero da almeno venti giorni e l’atmosfera in casa era rovente. Saranno fondamentali le testimonianze dei familiari, già straziati dalla perdita del padre, per capire qualcos’altro. Col cuore diviso, dovranno dire quel che hanno visto. Quello che è successo.

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di Redazione web