Il Tirreno

Non ce l’ha fatta il bimbo di tre anni caduto nella piscina in giardino

Melania Carnevali
Non ce l’ha fatta il bimbo di tre anni caduto nella piscina in giardino

Tommaso è morto dopo due giorni all’Opa. I genitori hanno dato l’autorizzazione alla donazione degli organi

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Ha lottato due giorni come un vero guerriero Tommy, cioè Tommaso Biggio, il bimbo di nemmeno tre anni che giovedì ha avuto un incidente nella piscina di casa, a Torre del Lago. Ma non ce l’ha fatta: è morto ieri pomeriggio nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale pediatrico apuano dove da quarantotto ore familiari, amici, medici e infermieri pregavano per un miracolo. Il suo cuore batteva il ritmo della speranza, ma i suoi occhioni marroni rimanevano maledettamente chiusi. Poco dopo le 18 i medici ne hanno constatato il decesso. I genitori subito dopo hanno dato l’autorizzazione alla donazione degli organi.

La famiglia

Tommy era un figlio di Viareggio. Aveva un fratellino più grande, che già aveva imparato a prendersi cura di lui. Suo papà, Matteo, originario di Pisa, è un sottufficiale della Capitaneria di porto locale. È qui da anni, proprio per lavoro. La mamma, Lorena Montanelli, biologa torrelaghese, insegna matematica e scienze in una scuola media di Massa (la Parini di Romagnano). Nella loro casa immersa nel verde di Torre del Lago, avevano creato un piccolo paradiso, per loro e per tutti i bimbi del quartiere che ogni giorno si ritrovavano lì a giocare, a gridare, a fare tuffi in piscina. Quella stessa piscina dove Tommaso ha perso la vita.

L’incidente

È giovedì pomeriggio. Primo giorno di un agosto caldo. I bimbi sono tutti in piscina. Con loro ci sono anche i grandi, ovviamente. Le ore del divertimento però scorrono sempre troppo velocemente e presto viene pronunciata quella frase che nessun bimbo vuole sentirsi dire: «Ora basta giocare, bisogna uscire». Tra brontolii e proteste i piccoli si rassegnano ed escono dalla vasca, che è una struttura fuori terra prefabbricata comprata da poco dai genitori di Tommaso. Il tempo di asciugarsi e rientrano tutti in casa. È quasi ora di mangiare. I genitori iniziano a preparare la cena. E tutto poi succede in un attimo. Il piccolo esce di casa, si avvicina alla piscina, si arrampica sui tre scalini della struttura ed entra. Senza braccioli, senza nessuno che lo aiuti a nuotare come un pesce. Dentro, nel frattempo, mamma e papà, si guardano intorno. Non lo vedono. Lo chiamano. Nulla. Escono subito fuori, corrono verso la piscina e lo vedono. Il grido di dolore dalla mamma è il campanello del dramma per il quartiere.

il tentativo di papà

Viene chiamato il 118 che manda due ambulanze e un’automedica. Ma il papà non aspetta. Non può farlo. Prova a rianimarlo. Non molla fino all’arrivo dei soccorritori. Il bimbo è ancora incosciente. Per questo viene chiesto alla centrale l’intervento del Pegaso. Nel frattempo viene allertato anche l’Opa che è, sì l’ospedale del cuore di Massa, ma anche un’eccellenza in campo pediatrico. L’elisoccorso, quando arriva, aspetta a motore accesso. Lì fuori, i medici stanno cercando di rianimare il piccolo con il massaggio cardiaco. E ce la fanno. Il cuore torna a battere. Continua a battere per due giorni interi. Con mamma e papà che accarezzano i suoi riccioli castani e pregano, lo pregano, di riaprire gli occhi, di sorridere, di dire qualcosa, perché fuori dall’ospedale c’è un gelato pronto per lui...

donati gli organi

Ma non è successo. Il mondo di una famiglia, questa famiglia, si è sbriciolato alle 6 del pomeriggio di ieri, quando i medici hanno spento i macchinari. Eppure il dolore non ha scalfito la generosità e la bellezza di mamma e papà che hanno acconsentito alla donazione degli organi. Per salvare vite. Come avrebbero voluto fare con il loro Tommy. Ciao piccolo. —

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