Gioco
«Abbiamo atteso tanto, ma è bello avere finalmente la nostra casa»
La gioia e le storie delle famiglie a cui sono stati consegnati i primi 19 alloggi popolari a Caina. Brindisi con il chinotto
La gioia si legge chiaramente sui loro volti: finalmente sono a casa. Sono gli appartamenti Erp di Caina che nella mattinata di ieri sono stati assegnati ai nuovi emozionati padroni di casa. Per ora 19 su 34 ma i restanti appartamenti verranno assegnati nelle prossime settimane.
le storie
Qualcuno di loro, tra i nuovi padroni di casa, inaugura subito il frigorifero e offre da bere, ai giornalisti e ai tecnici presenti, un succo di frutta alla pera o un chinotto tirandoli fuori dalla borsa della spesa insieme a piantine di peperoncino e pacchi di pasta: si capisce che hanno voglia di condividere un po’ di quella agognata e attesa felicità. Come per la signora Giovanna che ha 60 anni e per il marito invalido di 66. Erano i figli che gli davano una mano ad andare avanti e doveva essere sconfortante, glielo leggiamo negli occhi: del resto la vita non ha risparmiato difficoltà alla signora Giovanna: «Abbiamo fatto domanda un bel po’ di anni fa: mio marito fu colpito da un infarto e senza lavorare e dover pagare un affitto era dura-spiega, perché ad Avenza dove abitava, pagava l’affitto-avevo perso la speranza ormai-confessa Giovanna-per mio marito fu dura dopo l’infarto riprendere a lavorare, è sempre dura quando non sei più giovane, ma piano piano ha ricominciato a lavoricchiare perché è un uomo che si dà da fare e il prossimo anno finalmente va in pensione: ma con la pensione non ci si fa a pagare l’affitto. Però adesso siamo qua e ce n’è voluta!» tira un sospiro di sollievo. Con lei c’è Loredana Ghio, anche lei invalida e anche lei da oggi abita, da sola, nelle nuove case di Caina: «Ho fatto domanda tre anni fa-dice la signora che ha compiuto settant’anni e viveva finora in Piazza Matteotti-e con una pensione è dura pagare un affitto». Giorgio Luisotti invece verrà a vivere qui insieme alla compagna Katia Cesaroni: lui ha 83 anni e abitava fino ad oggi al Villaggio del Sole, un complesso di case che risalgono agli anni 60, lei invece di anni ne ha 71: «Viviamo insieme in un monolocale al terzo piano e io sono invalida: ora invece avremo due camere, un bagno e un servizio: è bellissima, che belle rifiniture! E’ una giornata di gioia! Ora c’è da pulirla!» esclama entusiasta raccontandoci anche, con un pizzico di malinconìa, di quando 20 anni fa perse il marito a causa di un infarto:«Si chiamava Graziano Lecchini, era fotografo del Tirreno su Pontremoli: è morto così giovane!».
E poi c’è Jamaal Madbouhi, cittadino italiano di origini marocchine, che si sposta su una carrozzina da quando, nel 2017, venne ferito all’addome da un colpo di fucile in seguito a un diverbio accaduto con un cacciatore di fronte alla sua casa a Tavolara, al confine tra i comuni di Sarzana e Castelnuovo.
Jamaal è sposato con Hakima Harduz e insieme hanno 3 bimbi piccoli di 11 anni, 9 anni e 6 anni: da oggi potrà raggiungere casa sua, 4 stanze più 2 bagni e un’ampia terrazza, con tanto di ascensore. «Abito alla Chiesa del Duomo grazie a Don Raffaello che mi ha accolto e ospitato» dice Jaamal grato per la generosità offerta dal parroco ma di cui, da oggi, non avrà più bisogno: «E’ molto bella” commenta timidamente la moglie abbassando lo sguardo».
Entro agosto dovrebbero venire assegnati tutti gli appartamenti” ha annunciato poi l’assessore al Sociale Anna Galleni non nascondendo stanchezza e soddisfazione. —
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