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La Cisal boccia i piani Pabe: «Licenziamenti in vista»

Francesca Vatteroni
La Cisal boccia i piani Pabe: «Licenziamenti in vista»

Roberto Venturini contesta i limiti di materiale escavabile: «Non si calcolano sassi e terre che restano al monte. Così le piccole aziende andranno in crisi» 

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CARRARA. Il sindacato autonomo Cisal attraverso la voce di Roberto Venturini (ex responsabile del comparto marmo di Cgil), punta il dito contro i Pabe( cioè i Piani attuativi dei bacini estrattivi che disciplinano, sotto il profilo paesaggistico, le attività di cava) in fase di approvazione e lancia l’allarme: «L’amministrazione ha prodotto un documento- i Pabe appunto- che potrebbe causare la chiusura di molte cave, sicuramente quelle più piccole e provocare il licenziamento di molti dipendenti».

Oggetto del contendere è la soglia massima di tonnellate di blocchi e informi escavabili per i prossimi 10 anni sancita dai Piani attuativi redatti dal Comune. Ma Venturini accusa anche la Regione: «Nello stabilire la soglia massima di blocchi e informi escavabili per i prossimi 10 anni, fissata nel Pit, Piano di indirizzo territoriale e ripreso poi dal Comune nei Pabe, ha fatto la media di quanto è stato estratto tra blocchi, informi, terre e sassi degli ultimi 4 anni, ma non ha tenuto conto dei sassi e delle terre che non sono scesi a valle perché usati per la modifica della viabilità di cava per raggiungere i punti di escavazione. Così le aziende costrette a limitare sensibilmente il quantitativo di escavabile si ritroveranno a dover licenziare i dipendenti». Venturini sostiene di aver preso come riferimento i dati trovati pubblicati sui quotidiani locali sul quantitativo di escavato effettivo dei blocchi e informi per l’anno 2016 e sottolinea la differenza tra quanto previsto come soglia massima dai Pabe e quanto escavato effettivamente nel 2016 secondo questi dati: «Per le cave Seccagna B e Tacca, per esempio, in concessione a Alba Ventura, i Piani prevedono una soglia massima 25.436 tonnellate di blocchi e informi contro le 34.666 estratte nel 2016: che fine faranno quei 25/27 dipendenti di Alba Ventura? E avanti così per molte altre delle 190 cave».

Il problema, secondo la Cisal è che i dati usati dalla Regione e sui cui ha fatto la media, «sono stati forniti dal Comune e sono quelli su cui lo stesso calcola la tassa marmi: ma è il materiale che scende dal monte e che quindi non tiene conto del materiale rimasto al monte per modificare le vie di accesso».

Quando la cava raggiunge la soglia massima di escavato – incalza ancora Venturini – « e si deve fermare, se poi trascorrono 6 mesi di inattività, l’attuale Regolamento degli Agri marmiferi prevede il ritiro della concessione e quando poi la concessione viene affidata ad altri, questi potranno prendere a escavare se ormai la soglia massima è stata raggiunta?».

Il sindacato autonomo chiede poi a Regione e Comune «perché la Legge 35/2015 della Regione non prevede la clausola sociale che permette ai lavoratori di mantenere impiego e condizioni di lavoro in caso di passaggio di concessione con l’asta prevista e poi vorrei sapere per le cave ferme con l’art 58 bis, i lavoratori che sono rimasti senza stipendio quanti soldi hanno perso. E quanto ha perso il Comune con le cave chiuse, visto che ha chiesto alla Regione la possibilità di aumentare le tariffe? Intanto con i Pabe ancora da approvare diverse cave non possono riprendere l'attività perché nonpossono presentare i piani di coltivazione». —

Francesca Vatteroni

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