Il Tirreno

la decisione della cassazione 

Frana Lavacchio, ecco perché si ritorna in corte d’Appello

Libero Red Dolce
Frana Lavacchio, ecco perché si ritorna in corte d’Appello

La Corte Suprema motiva: «Bisognava sentire il perito del primo grado». Il tribunale aveva condannato tre persone per omicidio colposo plurimo

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MASSA. Frana a Lavacchio, la Cassazione spiega perché il processo in appello è da rifare: la corte d’Appello di Genova dovrà ascoltare il perito d’ufficio nominato in primo grado e alcuni periti tecnici. Per la tragedia che costò la vita a Nara Ricci e a suo figlio Mattia, travolti dal fango la notte del 31 ottobre 2010 ci fu un’assoluzione in primo grado, ribaltata in appello con la condanna per omicidio colposo plurimo di Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia, Mauro Alberti, responsabile servizio strade, Antonio Cirillo, il professionista che ha certificato i lavori. Ora bisogna tornare in aula.

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La sentenza di Genova riformò quasi completamente quanto deciso in primo a grado a Massa dal giudice Giovanni Sgambati nel dicembre 2015. In quella sede, fatto piuttosto peculiare, fu anche ordinata una seconda perizia. Nella prima perizia, effettuata nel corso del primo processo, l’esperto decise che l’evento eccezionale, quali furono giudicate le piogge di quei giorni, interrompevano il nesso causale e dunque mettendo al riparo da ogni responsabilità chi aveva deciso, fatto e programmato i lavori in quel punto. Per i legali delle parti civili, Giovanna Daniele e Mirco Battaglini, la frana si era staccata prima della bomba d’acqua.

Ora quella perizia fatta nel primo grado, e “ignorata” a Genova, diventa la ragione di un nuovo giudizio.

La Cassazione infatti scrive: «nessun dubbio può porsi in ordine alla decisività delle dichiarazioni del perito d'ufficio nominato in primo grado e dei consulenti tecnici della pubblica accusa e delle parti private, atteso che, come emerge dall'ampia motivazione della sentenza impugnata, queste ultime hanno rivestito un ruolo centrale nella ricostruzione dei fatti da parte del giudice di secondo grado, in termini diversi da quelli cui era approdato il tribunale».

Insomma, quella perizia non poteva essere messa da parte, dato che proprio l’impianto contro deduttivo poggiava su di essa. Leggiamo ancora dalle motivazioni della Cassazione: «Del resto, gran parte dell’apparato giustificativo della pronuncia impugnata è volta proprio a porre in rilievo le incongruenze e le contraddizioni in cui sarebbe incorso il perito incaricato dal primo giudice, evidenziando come quest'ultimo abbia, da un lato, affermato che gli interventi in esame avrebbero svolto la funzione di trattenere le acque sulla strada, impedendone lo sverso a valle, e, dall'altro, giudicato le relative soluzioni "inusuali", opinabili", "stravaganti" e "censurabili da un punto di vista ingegneristico"».

La seconda perizia, affidata ed eseguita dal geologo Alfonso Bellini, ritenne invece l’evento non eccezionale. Andando a individuare una serie di pecche, fatali, che portarono poi alla terribile tragedia. In particolare il lavoro del perito si concentrò sulla cattiva manutenzione della strada e sulla cattiva regimentazione delle acque, che fecero sì che l’acqua piovuta non defluisse andando poi a provocare l’evento. La nuova decisione della Cassazione così riapre una pagina dolorosa Antonio Guadagnucci, papà di Mattia e marito di Nara. A distanza di nove anni dalla tragedia una verità giudiziaria ancora non c’è. —
 

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