Sicurezza
«Non paga gli alimenti perché non ha i soldi» E la giudice lo assolve
massa. Sullo sfondo c’è un complesso quadro familiare: una coppia che non riesce più a stare insieme, che litiga ogni giorno. Tre bambini, uno piccolissimo, da crescere e i soldi che mancano. Un quadro così difficile che la famiglia, straniera, ma residente a Massa, è seguita dai servizi sociali.
Dopo un periodo di forti tensioni (con due dei tre figli provvisoriamente affidati ad una struttura protetta), la coppia divorzia, ma gli strascichi di quella complicata storia familiare proseguono fino ad una querela - siamo nel 2014 - della moglie. La donna denuncia il marito perché - spiega - non si fa carico del mantenimento dei bambini. Qualche tempo dopo la donna quella querela decide di rimetterla, ma il mancato mantenimento dei figli è un reato procedibile d’ufficio, dunque la giustizia fa il suo corso e la questione finisce nelle aule di tribunale. Di fronte alla giudice monocratica Valentina Prudente. L’uomo, difeso, dall’avvocato Alberto Rimmaudo, sostiene di non essersi mai tirato indietro e di aver adempiuto agli obblighi di paternità. Spiega di aver affrontato una difficilissima situazione economica: se non ha versato soldi - per chiarire - è perché quei soldi non li aveva. La situazione dell’imputato - spiega l’avvocato in aula - rientra nella casista per cui la Cassazione prevede l’assoluzione: quella del genitore che non ha le condizioni oggettive per provvedere al mantenimento. A processo, infatti, la difesa punta a dimostrare che l’uomo dei suoi bambini si è sempre preso cura, seguendoli nelle routine quotidiane, andandoli a prendere a scuola, comprando loro il necessario quando aveva la disponibilità economica per farlo. A processo vengono anche prodotti alcuni scontrini a dimostrare che il padre, più di una volta, quando le sue finanze glielo hanno permesso, ha portato i bambini a pranzo o a cena al fast food.
La tesi difensiva convince la giudice che pronuncia l’assoluzione con formula piena: l’uomo è assolto perché il fatto non costituisce reato. —
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