Sicurezza
Frenano i giganti Cina, India e Turchia ma il comparto apuo-versiliese regge
L’interscambio globale di marmi, graniti e affini vale 22 miliardi di euro, in discesa del 5,4% rispetto all’anno scorso
CARRARA. Nel mondo globalizzato accade che il commercio si contrae: si esporta meno e si importa ancora meno. Una tendenza generale che non risparmia il commercio della pietra dura – ossia di marmi, graniti, onici – e le motivazioni sono molteplici, dall’innalzamento delle barriere commerciali, alle misure protezionistiche, antidumping e dazi, con una incertezza globale capace di dominare l’intero scenario economico, pesando enormemente sulle scelte di investimento delle imprese.. In pratica: nel 2018 sono state scambiate tra i paesi del mondo 83,4 milioni di tonnellate di materiali lapidei, per un valore di 22 miliardi di euro, ma il 5,43% in meno rispetto al 2017. I mercati soffrono, tutti nessuno escluso, anche la Cina, che rimane leader nell’esportazione dei materiali lapidei, in questo interscambio perde il 5,20%. L’Italia mobilita nel mondo il 9,74% in meno dei materiali lapidee e anche India e Turchia perdono sia in lavorati, che in blocchi. In questo quadro sconfortante per il settore, tuttavia, il distretto apuo-versiliese regge, rispetto agli altri distretti italiani.
Sono questi i dati più significativi analizzati all’interno del rapporto statistico “Stone Sector 2019 Trade Innovation” realizzato da Alessandro Carli del Centro Studi e Ricerche di Internazionale Marmi e Macchine Carrara (Imm). Il report Stone Sector 2019, seguendo la linea espositiva delle passate edizioni, intende fornire alle aziende del settore lapideo uno strumento in grado di evidenziare nuove opportunità di sviluppo sui mercati internazionali, mettendo a disposizione degli operatori un’analisi approfondita del commercio lapideo” spiega il presidente di Imm Fabio Felici, ieri alla presentazione dello studio, nel centro direzionale Imm.
Nel rallentamento globale, l’Italia, nei primi sei mesi del 2019, ha esportato, verso tutti gli altri paesi, 741.556 tonnellate di materiali lapidei, il 6,67% in meno rispetto allo stesso trimestre del 2018, di cui 265.303 tonnellate di blocchi di marmo (-6,35%), 22.334 tonnellate di blocchi di granito e lastre (-11,15%), 141.027 tonnellate di marmi lavorati (-15,29%) e 94.606 di graniti lavorati (-4,18). C’è da dire che il marmo in blocchi costa oggi molto di più, cioè raggiunge i 316 euro a tonnellata, l’8,16% in più dell’anno scorso. Un aumento che interessa anche i marmi lavorati (1.413 euro a tonnellata, il 10,26% in più). A livello nazionale, però, il distretto del marmo apuo-versiliese limita il generale trend negativo che coinvolge i principali distretti italiani, grazie soprattutto all’export di materiali grezzi (blocchi principalmente, e informi), registrando soltanto lo 0,79% in meno, rispetto al -15,30% del distretto lombardo e al -13,18% di quello Veneto.
I dati Istat, forniti alla Imm, non scorporano il particolare dell’export dei blocchi di marmo, ma parlano di export di pietre sabbia e argilla, solo in termini economici, per un totale cioè di 248.778.859 euro, lo 0,79% in meno, come detto, rispetto al 2017. In soccorso viene l’ultimo Rapporto economia della Camera di Commercio-Isr di Massa Carrara che entra nello specifico e conferma, per il 2018, una leggera diminuzione dell’escavazione: 533.498 tonnellate di blocchi di marmo grezzo, il 2,2% in meno rispetto al 2017, per un valore di quasi 196 milioni di euro.
Secondo “ Stone sector”, l’export delle pietre tagliate, modellate e finite, raggiunge nel 2018 un valore totale di 475.807.156 euro (-2,31%), che non è male rispetto al distretto Veneto che perde l’8,61%. —
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