Gioco
Entrano col piede di porco dentro la banca ma non si aspettavano di trovare i dipendenti
Due rapinatori, forse un terzo a fare da palo, hanno provato a rapinare la filiale della Cassa di Risparmio di Carrara a Fossola
Pensavano di non trovare nessuno e invece dentro c’erano ancora tre dipendenti. Speravano di fuggire senza farsi notare e invece hanno provato a fermare una donna per rubarle l’auto ma non ci sono riusciti. Speravamo di fare un buon bottino e invece dalla Cassa di Risparmio di viale XX Settembre sono andati via con pochissimo, forse nulla. E così il tentativo di rapina di ieri da parte di due uomini si è risolto con tantissima paura per chi stava lavorando in banca ma un buco nell’acqua per i rapinatori.
Una rapina strana. In parte studiata, per come sono entrati dentro e per l’orario scelto. In parte apparentemente improvvisatissa, con nessun mezzo per fuggire e i calcoli sbagliati sull’orario di uscita dei dipendenti.
La via d’ingresso se la sono aperta loro. Per entrare hanno deciso di forzare la vetrata laterale degli uffici, che si affacciano anche su via Milazzo. Un piede di porco per forzare l’intelaiatura con ingresso secondario alla filiale.
Fin qui tutto facile. I ladri scardinano la vetrata, entrano e nessuno da fuori li nota. Il piede di porco gli agenti lo hanno trovato per terra, a pochi passi dal punto d’ingresso.
Ma è appena messo un piede dentro la banca che la situazione cambia radicalmente per i due rapinatori. Dove si aspettavano di trovare soltanto cassetti da svuotare e bancomat da aprire a forza, ci sono invece due donne, entrambe dipendenti della banca, insieme al direttore.
È una cosa che dura qualche istante appena. Chi arriva da fuori è spaesato dall’inattesa presenza. Confuse, e decisamente più spaventate, sono però anche le tre persone dentro. Ma hanno la lucidità di mettere una barriera tra loro e i rapinatori.
Si chiudono nella bussola, dove i rapinatori non possono entrare e da lì assistono al tentativo di acchiappare quante più cose possibili in poco tempo da parte dei due intrusi.
È chiaro come il sole che qualsiasi piano avessero in mente quei due ormai si è liquefatto come un gelato sotto il sole leonino che batte fuori. Sono le 14 e i due fanno un veloce tentativo al bancomat, aprono cassetti ma il fortino è difficile da espugnare. Inoltre quei tre dentro il bussolotto possono chiamare le forze dell’ordine. E lo sanno.
Le donne scattano verso il bar di fianco, dove ogni giorno si fermano per il caffè. Dentro c’è il titolare insieme a uno dei dipendenti. «Erano spaventatissime, bianche come un foglio di quaderno», racconta quest’ultimo. Chiedono di chiamare il 118, ma sono confuse, non dicono niente della rapina. Al bar si pensa che qualcuno si sia sentito male.
Appena messo il naso sulla strada i tre, le dipendenti più il barista, fanno appena in tempo a vedere due figure col volto trasfigurato schizzare per strada e darsi alla fuga. «Mennea non gli sarebbe stato dietro», commenta il titolare del bar. Tutto troppo veloce per riconoscere anche un minimo particolare.
Una volta per strada i due rapinatori scendono per via Milazzo, fanno qualche metro e provano a fermare una donna alla guida della sua auto. La vogliono rubare per scappare. Nervosismo, urla ma altro buco nell’acqua, hanno talmente fretta che no inistono troppo. Poi è fuga a piedi. Alcuni testimoni sostengono ci fosse un terzo uomo, a bordo di uno scooter, a fare da palo fuori.
La polizia sta indagando, utilizzando anche le telecamere, per vedere di risalire all’identità dei rapinatori. —
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