Il Tirreno

Nicola Codega: 21 anni fa “l’incidente di percorso”, ecco come sono ripartito

Francesca Vatteroni
Nicola Codega durante l’ultima edizione della CarrozzAbile
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Nicola Codega durante l’ultima edizione della CarrozzAbile

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CARRARA. L’”incidente di percorso”, come lo chiama lui, per Nicola Codega succedeva proprio il 22 luglio di 21 anni fa. Era il 1998, Nicola aveva lasciato da 2 anni l’atletica agonistica dopo essere stato il 5° ottocentista tra gli juniores in Italia e avere sfiorato la Nazionale. Studente di Economia aziendale, aveva appena finito gli esami per quella sessione estiva, anzi quel giorno lo aveva passato al mare e a fine giornata, a bordo del suo motorino se ne stava tornando a casa. Aveva 26 anni. Erano circa le 19 quando improvvisamente cambia tutto: una macchina non rispetta lo stop e lo disarciona dallo scooter, lanciandolo dall’altra parte della strada, dove viene investito. Lesione della 4° vertebra dorsale: è questo il responso dei medici. «Dal petto in giù non ho né sensibilità né mobilità» racconta Nicola, con il suo solito fare diretto e schietto che poi ha messo anche nei suoi 2 successi letterari, “Sempre in piedi” e “Sempre in piedi-Diario di Bordo”, dove si mette a nudo con ironia, raccontando il suo percorso per rimettersi in piedi mentalmente dopo il trauma subito. Nicola è anche l’ideatore della CarrozzAbile, la manifestazione tanto sentita in città, giunta alla 4° edizione e arrivata a chiamare a raccolta, nel centro cittadino marinello, migliaia di giovani studenti, dando occasione di far sedere sulla sedia a rotelle, i normodotati per percorrere le strade e scontrarsi con le barriere architettoniche, figlie di quelle mentali.

Un incidente che poteva essere mortale per Nicola, non solo nel senso che poteva costargli la vita, ma anche la voglia di vivere: «Il medico a Firenze, dove mi avevano portato, aveva avvisato mia mamma, entrando in sala operatoria, che c’erano molte possibilità che non ne sarei uscito vivo» racconta sempre Nicola, che rimase da luglio fino a settembre, dopo l’operazione, a letto con una temperatura oscillante dai 39° ai 42°, con la sacca per l’alimentazione, sotto morfina e il drenaggio: «Solo un fisico forte come quello di un atleta poteva resistere-rivela-e solo la mente di un atleta poteva resistere al dopo: Stefano Mei, con cui mi allenavo all’epoca, una volta nel presentare il mio libro a Spezia disse: noi saremo atleti per tutta la vita, ci manca solo il numero sulla maglia». Nicola, dopo le 2 operazioni, viene ricoverato a Montecatone (Bologna), un ospedale di riabilitazione, e lì c’è la svolta: «Ho visto persone che non potevano muovere neanche le braccia e che non sarebbero mai state autonome, anche ragazzini di 13/14 anni: io invece potevo diventare autonomo e lì ho deciso di non guardare più cosa avevo perso ma cosa mi era rimasto e renderlo al meglio» continua Nicola che tornato a casa, finisce gli studi laureandosi e prende la patente B speciale. Comincia poi a fare teatro scoprendo le sue doti comunicative e riscoprendo lo spirito di squadra: da lì nasce l’idea di scrivere un libro e da lì scopre anche di poter essere una risorsa per gli altri: «Ho viaggiato in tutta Italia- dice-nelle scuole, negli ospedali e nelle carceri per spiegare che un trauma, qualunque esso sia non può e non deve fermare la vita: è solo un incidente di percorso da cui ripartire più forti di prima». —
 

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